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Gianin Loringett, il ritmo e la danza jazz

Gianin Loringett, il ritmo e la danza jazz

 

Nasce in Svizzera, dopo una formazione alle Belle Arti si appassiona alla danza e parte per Londra per una formazione professionale con il maestro Matt Mattox, diventando, a fine studio, il suo assistente. Fa il suo debutto professionale nella compagnia del coreografo, la Jazzart Dance Company, sempre continuando la sua formazione in danza classica, moderna, afro cubana e jazz. Si esibisce nei più svariati spettacoli d’Europa tra cui la tournée europea di West Side Story. Arrivato in Francia, la televisione, il cabaret e il cinema gli aprono le porte. Queste esperienze professionali multiple lo portano a sviluppare un bisogno di creazione che concretizza coreografando per numerose commedie musicali. 

Nel 1981 crea la sua propria compagnia, la Off Jazz Dance Company a Parigi. Crea un centro di formazione professionale nel 1984 con lo scopo di sviluppare dei ballerini rappresentativi della danza jazz, avendo una grande capacità di adattamento, una grande coesione tra loro, una bellezza e una potenza del gesto, qualità che il coreografo ricerca nei suoi interpreti. Grandissimo pedagogo di fama internazionale, ha formato e influenzato diverse generazioni di danzatori le cui caratteristiche dominanti sono: un ottimo sviluppo tecnico, una polivalenza dell’artista interprete, una cultura e un interesse verso le altre arti. 

Ho conosciuto personalmente il maestro Loringett nel 2006 al centro di formazione professionale “Off Jazz” di Nizza dove mi sono formato e ho avuto modo di danzare all’interno della sua compagnia. Con lui ho capito l’importanza del ritmo nella danza jazz e come si gestisce pedagogicamente la trasmissione di questa specificità all’interno di un corso di danza. A questo proposito ho desiderato che Gianin contribuisse a questo articolo chiedendogli di rilasciarmi un’intervista:

Maestro Loringett, cosa ne pensa della gestione del ritmo durante una lezione di danza jazz?

“In un corso di danza, gestire bene il ritmo è un fattore determinante per un insegnamento efficace.

Perché? Se si fa riferimento all’insegnamento sui bambini, dove il loro apprendimento avviene tramite i contrasti e le opposizioni, si capisce che un insegnamento lineare e ritmicamente monotono non svilupperà un danzatore dinamico.

La gestione del ritmo durante un corso lavora su più aspetti:

- La ritmica degli esercizi nella loro successione e nel tempo che intercorre tra essi: alternanza tra esercizi di lunga e breve durata, tonici o legati, utilizzo degli accenti, contrattempi, sincope, accelerazioni, sospensioni.

- La ritmica verbale nel modo di comunicare del docente: la sua comunicazione è monotona? O, al contrario, colorata? Viene sviluppata verbalmente durante il corso? Viene percepita dagli allievi?

- La ritmica del corso: la successione degli esercizi, le pause, i tempi di spiegazione, le correzioni”.

Qual è lo scopo del solfeggio corporeo?

“Per creare lo sviluppo di puro ritmo nei corsi di danza, il solfeggio corporeo è uno strumento pedagogico ideale.

Per esempio: effettuare delle sequenze ritmiche battendo i piedi, o con le mani su tutte le parti del corpo. Affinchè il solfeggio corporeo venga veramente percepito dagli allievi, si possono suggerire molteplici approcci:

- Il ritmo battuto: battiti ritmici sul corpo

- Il ritmo cantato: l’allievo deve poter cantare con versi onomatopeici una sequenza richiesta e rapportata al movimento danzato. Sovente si constata che se non si ha la padronanza vocale, la sequenza non potrà essere tradotta correttamente con il corpo.

- Il ritmo pensato: gestione dei tempi in silenzio (gli intervalli), la visualizzazione e percezione mentale. È possibile consultare degli esempi di video di solfeggio corporeo sul sito di Off Jazz [ndr. www.offjazz.com]”.

È utile l’utilizzo di uno strumento a percussione per l’accompagnamento della lezione?

“Per accentuare la diversità ritmica in un corso, consiglio vivamente l’utilizzo di uno strumento a percussione tipo tamburino (Wigman drum) per l’accompagnamento degli esercizi della sbarra. Molti professori utilizzano della musica pre-registrata (CD, MP3…), ma i problemi sono i seguenti:

· Ogni musica ha la sua dinamica e il suo “feeling”, la sua anima (le musiche utilizzate spesso hanno un ritmo binario, una base regolare, anche se sono cantate…) che non vanno necessariamente ad arricchire l’esercizio, o sviluppare l’orecchio musicale e ritmico dell’allievo.

· L’allievo si abitua alla musica del corso che conosce, quindi non può percepire le sfumature. Egli ha spesso la tendenza a lasciarsi trasportare dalla frase musicale, piuttosto che concentrarsi sullo specifico lavoro del corpo.

Il tamburino come strumento a percussione per l’accompagnamento della lezione è, a mio avviso, ideale. Permette di sostenere la struttura dell’esercizio in tutte le sue sfumature mettendo in evidenza gli accenti, i contrasti, le opposizioni, donando una visione d’insieme. Il maestro si può spostare, interrompere facilmente per dare correzioni, cambiare la dinamica o la velocità dell’esercizio, stimolare la percezione uditiva e la reattività. Nel corso della sua educazione artistica, l’allievo assorbirà poco a poco questi elementi (accenti, contrattempi, sincope, silenzi, etc.) e diverrà sempre più sensibile”.

Cos’è la musicalità?

“Innanzitutto bisogna imparare ad ascoltare la musica. Ascoltare il ritmo, la melodia, l’anima, ciò che sprigiona e ciò che ci dice. Spesso quando chiedo ai miei allievi quale immagine o rappresentazione gli sovviene ascoltando la musica, le risposte sono alquanto evasive; non hanno infatti una visualizzazione della musica, la percepiscono come fondo musicale). Bisogna svegliarli, prepararli a sentire, ascoltare, discernere e ad affinarsi. Per me la musica è fonte di grande ispirazione: ne traggo immagini, situazioni, profumi, colori. Una musica che mi sensibilizza, mi ispira uno scenario, mi guida verso una scrittura coreografica specifica. Questa è una visione personale che passa attraverso i sensi; tuttavia fatico a trovare una scrittura coreografica che parte solamente dal movimento. Se così fosse, dovrebbe trovare una giustificazione e avere un’intenzione reale, concreta, profonda, per non cadere nel vuoto… nell’assenza di comunicazione… nella superficialità. A volte la musica viene percepita nella sua globalità, come uno sfondo, una colonna sonora, un ‘ambient’. Anche nella danza detta ‘commerciale’ non sono movimenti a sé, bisogna dargli un significato, la danza deve catturare lo sguardo e il cuore. Nel mondo del cabaret, per esempio, c’è l’intento, l’erotismo, la seduzione; in uno show commerciale c’è l’impatto, la dinamica… In tutti i casi c’è sempre una ragione che giustifica l’identità del movimento. L’attuale generazione di allievi si confronta con una musica elettronica, binaria, costruita numericamente con le basi ritmiche già fatte (“loops”), dei testi dal contenuto banale, costruiti più su un insieme di rime che su un testo elaborato e pertinente (Domandate ai vostri allievi il significato del testo della loro canzone preferita!)”.

Concludendo?

In conclusione, nell’approccio sia del ritmo sia della musica in un corso, è compito del maestro sensibilizzare gli allievi all’ascolto e alla cultura musicale, così come alla comprensione e alla traduzione nel movimento (Un maestro è in primis un educatore). Non si producono suoni con delle note, si suona la musica. Non si fanno dei passi, si danza. Viva la musica, viva la danza, i due sono indivisibili nell’arte coreografica!

 

 

 

© Expression Dance Magazine - Giugno 2019

 

 


Note sull'autore

Gianni Mancini è Docente di Tecnica della Danza Moderna e Classica presso il Liceo Coreutico e Teatrale “G. Erba" di Torino. Docente Formatore IDA

 

 

 

 

 

 

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