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Loreta Alexandrescu si racconta attraverso gli occhi di alcuni suoi allievi

Loreta Alexandrescu si racconta attraverso gli occhi di alcuni suoi allievi

 

Loreta Alexandrescu, anche quest’anno ospite del Campus estivo di danza organizzato da IDA, ci parla della sua esperienza di insegnamento come docente dell’Accademia del Teatro alla Scala che dura da ben 34 anni.

“Sulla mia strada ho incontrato diversi allievi, alcuni hanno proseguito la professione altri fanno tutt’altro nella vita, per alcuni la delusione è insormontabile ma è la verità necessaria a cui bisogna andare incontro se si svolgono gli studi danza a livelli professionali, per questo gli stage di approfondimento estivo, come quelli in cui insegno all’IDA, possono essere un buon modo per chiarire le idee su come si vuole procedere e per affidarsi a professionisti che sanno come riconoscere un vero talento.

Poi è vero che non tutti possono fare della danza la loro professione. Ci sono persone che prendono anche altre strade ma questo credo sia del tutto naturale e anche i ragazzi che non hanno più frequentato la scuola dell’Accademia del Teatro alla Scala hanno potuto fruire in qualche modo degli insegnamenti ricevuti e credo che spesso una porta chiusa ne apra sicuramente altre. In merito, proprio l’altro giorno, ho incontrato un ragazzo al bar del Teatro che mi dice “posso permettermi di salutarla?”, era il barista che mi ha servito e che, mi racconta, è andato via al quarto corso perché poi ha capito che la danza non era la sua strada e ha fatto la scuola alberghiera… ma aveva un portamento e una presenza che ricordava ancora la sua formazione da ballerino: sono convinta che questo tipo di formazione farà sempre parte della sua vita nonostante tutto.

Da parte mia ho provato a dare il massimo sia come ballerina che come insegnante e ho sempre pensato di fare del mio meglio. La mia fortuna come insegnante è che ho avuto una formazione a 360 gradi (danza storica e danza di carattere) e come crescita per un allievo è formidabile. Insegnare vuol dire tramandare e l’insegnamento è un lavoro artigianale e di bottega ed essere allievo vuol dire capire e ascoltare costantemente le parole del maestro. Ma sicuramente alcuni miei allievi possono raccontare meglio come hanno vissuto il periodo in cui sono stata la loro insegnante”.

 

 

Walter Madau

Ballerino del Teatro alla Scala di Milano e neo docente dell’Accademia del Teatro alla Scala

Come hai conosciuto Loreta e in quale occasione?

Avevo 14 anni ed era il mio primo stage fuori dalla mia scuola di danza e dopo aver frequentato per un solo anno danza classica (ho iniziato a frequentare il mio primo corso di danza moderna a soli 11 anni).

Frequentavo un corso estivo IDA tenuto da Massimiliano Scardacchi che poi mi notò e chiamò Loreta, la quale mi consigliò di provare a fare l’audizione per entrare in Accademia. Dopo le sue parole ho cominciato a riflettere molto e passato un anno, a 16 anni, ho fatto l’audizione e sono stato accettato.

Cosa ti ha spinto a diventare ballerino professionista?

Sono riconoscente a Loreta, ero un po’ frastornato ma poi ho cominciato a pensare che ottenevo risultati facilmente e riuscivo a immagazzinare informazioni che mi facevano crescere professionalmente quindi ho deciso di seguire la mia passione. Facevo due ore di viaggio all’andata e due ore al ritorno per andare da Torino a Milano, ora farei una gran fatica, ma la determinazione in quegli anni mi ha aiutato tanto.

Cosa ti ha colpito dei suoi insegnamenti?

Ricordo una donna bellissima, seria, professionale, un miraggio; nella mia scuola di origine c’era ormai un rapporto quasi come tra madre e figlio mentre lì vedevo l’insegnante distaccata, a dare del lei a tutti… la prima volta mi sembrava di morire, bellissima e severa allo stesso tempo (poi con il tempo ho capito invece che era molto docile).

In che modo quando l’hai incontrata di nuovo in Accademia l’hai ringraziata?

Solitamente gli allievi studiano con lo stesso insegnate dal lunedì al venerdì, il sabato mattina invece insegnano altri docenti e quindi poi mi è capitato di danzare con lei e lei si ricordava molto bene di me. Poi un giorno avevamo un’audizione e il nostro insegnante fisso ha avuto dei problemi e non c’erano insegnati liberi e lei si offrì di aiutarci. In quel momento non l’ho ringraziata personalmente ma ho capito grazie a lei quello che dovevo dare alla danza per crescere sempre di più. 

Qual è stato il suo insegnamento che ancora ti porti dietro nella tua vita quotidiana di ballerino?

Proprio in quella occasione che vi ho raccontato, la sera prima dell’audizione, Loreta ci inviò lo stupendo discorso di Steve Jobs “Stay hungry stay foolish” che mi ha lasciato un ricordo indelebile. In quei 10 minuti ci ha educato a come affrontare il mondo lavorativo e come l’importante sia credere sempre al 100% nel proprio lavoro e avere sempre rispetto per tutti. 

Ora sono molto emozionato perché da settembre sarò collega di Loreta e oltre al fatto di saper ballare cercherò di trasmettere il mio sapere attraverso il mio linguaggio. Vorrei essere per i ragazzi, lontani da casa e dagli affetti ad affrontare tutto da soli, un aiuto positivo e il migliore esempio possibile nell’insegnargli ad essere persone rispettabili sempre, dentro e fuori dal palco.

 


 

 

Rebecca Bianchi

étoile del Teatro dell’Opera di Roma

A quale età ha conosciuto Loreta Alexandrescu e per quanto tempo è stata sua allieva?

A 10 anni al primo corso della scuola di ballo e l’ho conosciuta proprio nei giorni di prova e quindi mi insegnò tutto quello che non sapevo perché non avevo mai fatto danza classica. Ho iniziato in una scuola privata di provincia e facevo la sbarra ma la mia insegnante mi disse che avevo doti e talento quindi mi consigliò di provare l’ammissione alla Scuola di Ballo della Scala, cosa che feci. Alla fine del mese di prova feci l’esame e mi ammisero. Sono stata poi sua allieva nel quarto e nel quinto corso e di nuovo mi ha seguita fino al diploma. 

Cosa le ha colpito negli insegnamenti di Loreta?

Il periodo dello studio accademico cambia e rimane un ricordo familiare, pensando a quel periodo ho più volte il ricordo di sentirmi a casa e Loreta era il mio punto di riferimento per la danza. Per me è più difficile dire cosa non mi lasciato perché mi ha lasciato tutto. Loreta aveva capito il mio carattere sensibile e fragile ma non la rendeva comunque più docile nei miei confronti anzi mi spronava e mi diceva che non si poteva piangere (cosa che mi capitava spesso) e che dovevo essere più forte. Quando avevo dei momenti di debolezza, mi stava vicina e la sgridata era fatta solo per dirmi con decisione “devi reagire fai un passo in più”. Lo faceva perché vedeva tanto in me e io ci dovevo credere di più perché pensava che io lo potessi fare meglio e che dovevo uscire dalle lezioni essendo più matura. Crescendo il rapporto con l’insegnante cambia ma all’inizio l’insegnante deve essere più rigido se no i ragazzi si perdono di più, poi il rapporto diventa più amichevole. In lei c’era tanta attenzione e teneva molto alla musicalità. Poi ha sempre valorizzato e protetto il mio lato più espressivo che già era spiccato, cosa non scontata soprattutto quando si studia per migliorare le proprie potenzialità tecniche.

Qual è stato un insegnamento di Loreta che ancora si porta dietro nella sua vita quotidiana di ballerina?

Una frase di Loreta che penso sempre è quando diceva che se sei una vera ballerina devi avere una luce e l’insegnante ti deve notare lo stesso anche quando sei in ultima fila (ci cambiava infatti sempre le file e a rotazione tutti stavamo dietro). Ho sempre fatto tesoro di questo insegnamento anche quando notavo che altri ballerini sentivano invece l’ “esigenza” di farsi notare; ma io grazie a lei ho saputo che vali come ballerino per quello che hai dentro e per quello che sei. L’arte della danza non è solamente apparire ma una cosa propria e una forza interiore che dobbiamo avere sempre e non solo perché ci stanno guardando. Questo è stato e sarà sempre un insegnamento molto importante nel mondo in cui lavoro.

 

 


Nicoletta Manni

prima ballerina del Teatro Alla Scala di Milano

“Ho conosciuto la maestra Loreta a 13 anni appena sono arrivata alla scuola di ballo. È stata la mia maestra durante il quarto corso e successivamente durante il settimo e l’ottavo e mi ha condotto fino al diploma.

Da lei ho ricevuto i primi insegnamenti e consigli, in particolare mi ha insegnato che non si finisce mai di studiare e che si può sempre migliorare anche quando si è diventati prima ballerina. La maestra Loreta mi ha aiutata a crescere sia tecnicamente che artisticamente seguendomi ogni giorno con amore e dedizione e facendomi sentire, ancora oggi, la sua vicinanza. Non finirò mai di ringraziarla.”

 

 

 

 

© Expression Dance Magazine - Settembre 2019

 

 

 

 

Letto 96 volte Last modified on Martedì, 01 Ottobre 2019 14:12

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