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Domenica 28 aprile si svolgerà presso il Centro Studi La Torre il Seminario di Danza Contemporanea tenuto dai due famosi danzatori britannici, James Pett e Travis Clausen-Knight.

Entrambi reduci dalla recente esperienza come ballerini nella londinese Wayne McGregor Company, sono ad oggi alla ricerca di un nuovo linguaggio artistico, da sperimentare giorno dopo giorno e trasmettere attraverso produzioni auto-firmate e workshop in giro per il mondo.

“La Danza è una forma di espressione e desidero che al seminario IDA le persone sondino il modo di esprimersi personale. Vorrei condurle a vedere le cose in modo differente e magari cambiarle da dentro…”, ha spiegato Pett.

Il seminario si concentrerà su alcuni accenni di Tecnica Contemporanea, di Repertorio e Partnering, di esplorazione e composizione coreografica per poi concludersi con la condivisione del materiale composto.

La partecipazione al seminario è aperta a tutti gli allievi di danza dai 13 anni compiuti. Per tutti coloro che decideranno di iscriversi, sono previste quote agevolate se versate entro il 12 aprile prossimo.

Si è concluso lo scorso venerdì 22 marzo il terzo appuntamento con il Corso di DanzAutore Contemporaneo. Un percorso unico ed esclusivo, realizzato grazie alla collaborazione tra IDA International Dance Association, Associazione Culturale Cantieri Danza, Iscom E.R e Compagnia Nervitesi progetti di teatro e danza (vedi news precedenti ), che ha portato,  e porterà, i selezionatissimi studenti a confrontarsi con insegnanti seri e affermati. Questa volta il testimone è passato nelle mani di un professionista di fama mondiale: il direttore artistico, coreografo, danzatore, pedagogo e storico collaboratore della Compagnia belga Ultima Vez German Jauregui.  

German, qual è il tuo personale bilancio della settimana trascorsa?

“La settimana è andata bene; abbiamo avuto a disposizione molto tempo cosicché è stato possibile lavorare in maniera progressiva giorno dopo giorno. Abbiamo affrontato due tipi differenti di lavoro: il primo tecnico e individuale e, successivamente, a coppie e di contatto tra i performer, maggiormente concentrato sulle sensazioni e sulle affinità tra i partner. Ogni giorno il gruppo è stato diviso in due sottogruppi in modo da favorire un approccio più diretto con ciascuno degli allievi”.

Qual era l’obiettivo che ti eri posto come insegnante?

“L’idea era far scoprire ai danzatori, giorno dopo giorno, qualcosa di nuovo e profondo rispetto a loro stessi e al loro talento. Ognuno di loro ha un differente background  e questo percorso si è sviluppato in modo diverso proprio a seconda della familiarità che avevano con questo tipo di  approccio Contemporaneo. Per alcuni, specialmente per chi ha un passato di studi focalizzato su altri stili (quali il Moderno, il Jazz o il Classico), la difficoltà maggiore è stata ‘entrare in una nuova mentalità e in un metodo di lavoro’, ma una volta riusciti a farlo sono stati davvero entusiasti di scoprire un linguaggio alternativo e i risultati sono stati evidenti. Sono contento di aver visto questo tipo di evoluzione!”

Qual è l’insegnamento più importante che speri di aver lasciato loro?

“Nella Danza, in generale, credo che la cosa più importante sia la relazione tra corpo e movimento: qualsiasi gesto si faccia lo si deve prima sentire. Il movimento, infatti, è l’estensione di una sensazione fisica. In questo senso, dunque, non basta cercare di riprodurre meramente un passo per imitazione ma è necessario sentirlo dentro di sé; solo in questo modo si arriverà al giusto movimento”.

La settimana si è conclusa con la lezione di Giulia Melandri di Cantieri Danza per un approfondimento sulle diverse forme di finanziamento a disposizione delle Compagnie di Danza e con la letio di Franco Masotti, direttore artistico del RavennaFestival, sulla “Relazione tra musica e composizione coreografica”.   

 

 

 

 

Il progetto ideato e prodotto dalla Compagnia ravennate Nervitesi, “LisolaDiPlastica”, nasce 4 anni fa dall’idea della direttrice Carla Rizzu, convinta dell’importanza della funzione dell’arte come strumento di informazione e sensibilizzazione verso temi di profondo interesse collettivo, quale il problema dell’inquinamento da plastica (oggi più attuale che mai: #fridayforthefuture, ndr).

Lo spettacolo ha debuttato al Maestrum Festival di Bruxelles due anni fa – spiega Rizzu -  ma nel tempo ho sempre lavorato per cercare una formula che coinvolgesse maggiormente lo spettatore. Credo di esserci finalmente riuscita”.

La settimana scorsa la performance è stata presentata al Teatro Ateneo di Casoria, in provincia di Napoli, nell’ambito della rassegna “Pausa Palco” per la direzione artistica di Nicolas Grimaldi Capitello e Nyko Piscopo. Una rappresentazione unica: oltre alle musiche originali di Bruno Dorella, i video di Tomas Cicognani e i due ballerini professionisti Nicolas Grimaldi Capitello e Serena Fossanova, sul palco anche i partecipanti al workshop organizzato dal Teatro nei tre giorni precedenti.

La rappresentazione mattutina ha visto come auditori gli ottanta ragazzi dell’Istituto comprensivo Ludovico da Casoria (scuola media di primo grado) che, oltre ad essere particolarmente toccati dal tema affrontato, hanno mostrato un profondo interesse per l’originale ‘dietro le quinte’.

Proprio per la curiosità suscitata da questa particolare formula di messa in scena, con la presenza sul palco di performer ‘estranei’ al progetto, ho avuto una nuova ispirazione: portare il lavoro nelle scuole e coinvolgere gli studenti all’interno dello spettacolo così da dare al progetto una doppia valenza di denuncia verso le disastrose conseguenze dello spropositato uso della plastica e di esperienza artistico-teatrale, preparata attraverso brevi laboratori in classe volti a mettere a punto la coreografia originale dello spettacolo”, conclude la coreografa Carla Rizzu.

 

In occasione della giornata dedicata alle Donne, ormai da 18 anni viene conferito un Premio speciale a coloro che nel campo della Musica e dell’Arte hanno espresso l’eccellenza della loro Opera. Per il 2019 tale onoreficenza è stata riconosciuta alla famosa danzatrice di fama internazionale Sabrina Brazzo. Tra le prime ballerine più amate della Scala di Milano, Sabrina da tempo lotta per abbattere il tabù della dislessia, disturbo dell’apprendimento ancor oggi causa di profondi disagi per bambini e ragazzi in età scolare perché talvolta mal gestito da adulti e insegnati, mondo della danza compreso.   

Sabrina riceverà il riconoscimento oggi, venerdì 8 marzo 2019, alle ore 17.00  presso la Sala Verde di Palazzo Cusani a Milano. Oltre alla ballerina veneziana, il ‘Premio Donna 8 marzo: una vita per la Musica’, organizzato dall’associazione Amici del Conservatorio di Milano Onlus (ASSAMI), verrà conferito alla soprano veronese Cecilia Gasdia e all’attrice milanese Giulia Lazzarini.

Leggi l’intervista integrale rilasciata dalla ballerina Sabrina Brazzo a Expression Magazine.

Si chiama Choreography Online, è la nuova piattaforma web per la compravendita di coreografie di danza.

Un’idea innovativa, nata dal desiderio di Rick Tjia, coreografo e talent scout oltre che affezionato giudice dell’Expression International Dance Competition, di colmare un evidente gap ad oggi esistente nel mondo della danza.

“Essere un bravo ballerino non significa per forza essere anche un buon insegnante, così come essere un insegnante preparato non necessariamente si traduce nel saper creare belle coreografie. Choreography Online è una sorta di network che si propone di mettere in contatto tra loro professionalità con diverse competenze in un’ottica di crescita del settore danza”, spiega Tjia.

“Parlando con diversi colleghi – continua - mi ha colpito il pensiero comune che capiti spesso di giudicare nei concorsi concorrenti dalle capacità tecniche eccellenti che presentano coreografie assolutamente non all’altezza. Questo accade ovunque, anche nelle competizioni più rinomate quale lo YAGP (Youth America Grand Prix) negli States. Il motivo è semplice: la maggior parte dei ballerini in erba non può permettersi di ingaggiare coreografi professionisti per preparare la loro performance e i risultati purtroppo sono sotto gli occhi di tutti”.

Choreography Online desidera risolvere questo problema, offrendo la possibilità di acquistare in modo semplice e veloce i diritti di coreografie realizzate da professionisti di tutto il mondo, ad un prezzo assolutamente abbordabile.

Ogni ‘prodotto’ in vendita sarà composto da due video: uno in cui si mostra la coreografia in versione integrale e uno teorico-pratico in cui la stessa viene spiegata passo per passo. La licenza acquistabile ha validità di un anno mentre le coreografie disponibili devono prima superare la selezione di Rick e il suo team.

“Si tratta di uno strumento nuovo a disposizione dei giovani danzatori, che offre loro la possibilità di valorizzare al meglio il proprio talento e, al contempo, potrebbe diventare una formidabile vetrina per i coreografi di ogni parte del Globo”, ha concluso Tjia.

Danza è arte, sensualità, femminilità, eleganza e inclusione. A tutto questo ha pensato Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Dior, realizzando la collezione prêt-à-porter primavera/estate 2019.

Dapprima la sfilata, nel settembre scorso a Parigi, in cui si celebrava la bellezza del corpo in movimento attraverso la collaborazione tra la stilista italiana della Maison francese e la coreografa israeliana Sharon Eyal. La collezione presentata, interamente ispirata alla danza, venne celebrata come eccezionalmente creativa, frutto della condivisione tra le due donne del lavoro coreografico, della ricerca dei tessuti, del print e di tutto ciò che contribuisce a creare una sfilata.

E ora esce anche il video, diretto da Fabien Baron, in cui in un luogo onirico e raffinato tra delicati drappi i modelli Selena Forrest e Ruth Bell vestiti con abiti disegnati da Maria Grazia Chiuri si muovono tra ballerini professionisti coreografati da Sharon Eyal.

In entrambe i casi la Maison francese Dior ha voluto rendere omaggio a danzatrici mito di ieri del calibro di Martha Graham e Pina Bausch: “Ciò che abbiamo cercato– ha spiegato Maria Grazia Chiuri al settimanale Amica - è di rendere omaggio a danzatrici che hanno mostrato la forza di liberare il corpo: i movimenti della danza classica non erano naturali, ambivano alla perfezione. Queste artiste avevano personalità forti, spesso non sono state capite. Venivano da Paesi dove non aveva attecchito la formazione costrittiva, accademica del balletto classico. Il loro è stato un grido: basta uniformarsi a convenzioni che richiedono un certo tipo di attitudine, di fisicità. Via le sovrastrutture della danza classica, le punte di gesso… La danza è un archetipo, tutti i popoli danzano”.

“Danzare è un atto primitivo e ancestrale - ha aggiunto Sharon Eyal -, è questo che unisce tante persone. È la lezione di Martha Graham e di Pina Bausch. La rivoluzione risiede nelle intenzioni. Quando fai qualcosa con intenzione totale, assoluta, può essere rivoluzionario. Qualunque gesto tu compia, è come lo approcci che lo fa diventare speciale”, ha concluso la Eyal.

 

 

Sabato 16 febbraio 2019 il Centro Studi La Torre ha ospitato le audizioni della Salzburg Experimental Academy of Dance (SEAD). Unica tappa italiana del tour mondiale del centro di formazione austriaco per danzatori e coreografi contemporanei, le storiche aule della scuola di danza ravennate sono state teatro delle coreografia di Classico e Contemporaneo di una trentina di giovani ballerini provenienti da tutto il Paese.

Tecnica, creatività e capacità di movimento nello spazio sono stati tre dei principali criteri valutati da Yaghvali Falzari, coordinatrice SEAD ed esaminatrice delle audition.

“Una volta superate le audizioni ed entrati in Accademia – ammonisce Falzari – l’allievo dovrà dimostrare di essere pronto a mettersi in gioco a trecentosessanta gradi, assumendosi i dovuti rischi e mettendosi continuamente in discussione in maniera propositiva; oltre a dare il massimo fisicamente e psicologicamente”.

Yaghvali Falzari in queste ore è tra i giurati dell’Expression International Dance Competition (Firenze, 21-24 febbraio 2019), il concorso di danza più importante in Europa organizzato e promosso da IDA. La coordinatrice SEAD metterà a disposizione dei ballerini più talentuosi alcune Borse di Studio per una/due settimane di lezioni intensive proprio nella scuola austriaca che rappresenta.

 

Si è conclusa la seconda settimana del Percorso Di Alta Formazione sui nuovi linguaggi coreografici Danzautore Contemporaneo finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e realizzato grazie alla collaborazione tra IDA International Dance Association, Associazione Culturale Cantieri Danza, Iscom E.R e Compagnia Nervitesi progetti di teatro e danza.

Protagonista di questo modulo, Marco Valerio Amico, ballerino e coreografo, tra i fondatori di Gruppo Nanou di Ravenna, che concentra la propria ricerca sul corpo, inteso come corpo sonoro, corpo/oggetto, corpo/luce ed elementi che si insinuano sullo stesso piano del corpo del performer, che a sua volta diviene segno tra i segni. Durante il suo percorso didattico, Amico si è focalizzato, con grande soddisfazione personale per il risultato raggiunto, sullo sviluppo del linguaggio coreografico: “Sono molto contento di quello che è successo perché ho trovato un gruppo molto reattivo e propositivo, lavorando con entusiasmo con tutti gli strumenti che ho offerto loro”, ci ha raccontato il coreografo.

“A mio parere – continua -, Danzautore è un progetto davvero innovativo, che sottende un azzardo molto interessante, ovvero l’idea implicita di comprendere cosa un autore possa tramettere ad altri autori, che tipo di esperienze possa raccontare e quali strumenti offrire”. Circa la metodologia didattica adottata, Amico ci spiega: “Personalmente ho cercato in tutti i modi di non presentare il mio linguaggio ma semplicemente un metodo di lavoro, lasciando così lo spazio agli allievi di far emergere il loro personale linguaggio. È chiaro che questa mia presa di posizione abbia creato alcune frizioni iniziali, perché spesso una metodologia ha bisogno anche del linguaggio per poter essere evidente; negando questo strumento il disagio è visibile. Ma fortunatamente la risposta nell’affrontare questo impasse da parte dei ragazzi è stata molto positiva, poiché hanno mostrato disponibilità a mettersi in gioco e, dunque, grandi potenzialità. Per mio conto – conclude Amico - posso dire che è stata una bellissima esperienza che mi ha divertito davvero molto”.

Maggiori informazioni sul corso a questo link >

 

Roberta Fadda ASI IDA

Roberta Fadda, segretario generale IDA (International Dance Association), è stata nominata responsabile regionale per l’Emilia-Romagna ASI del settore Danza. L’incarico, arrivato all’inizio di febbraio, le è stato conferito, ai sensi dell’articolo 33 dello statuto dell’Ente di promozione riconosciuto dal CONI, direttamente dal responsabile nazionale ASI per la danza Mvula Sungani, coreografo, regista e autore televisivo italiano dalla lunga carriera e dalla comprovata fama internazionale.

“Come responsabile artistica del Concorso Expression e segretario generale IDA sono orgogliosa di ricevere questo importante incarico; ringrazio sentitamente ASI per la fiducia che mi ha accordato”, commenta a caldo Roberta Fadda, che aggiunge: “Mi impegno a svolgere il mio compito nel migliore dei modi, consapevole dell’importanza del ruolo ai fini della divulgazione e della promozione dell’intero mondo della danza”.

Da tutto il team IDA, tanti auguri di buon lavoro alla nostra Roberta!

Come cambia il concetto di autorialità dai primi del Novecento ad oggi? Lo abbiamo chiesto a Carmelo Zapparrata, giornalista e critico di danza, docente di DanzAutore contemporaneo durante la prima settimana del corso finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e realizzato grazie alla collaborazione tra IDA International Dance Association, Associazione Culturale Cantieri Danza, Iscom E.R e Compagnia Nervitesi progetti di teatro e danza.

“Agli inizi del secolo scorso – spiega Zapparrata -, con i primi esperimenti di Danza Moderna, si intraprende un percorso esplorativo volto alla codifica delle emozioni interiori più intime, così da farle emergere all’esterno e comunicarle al grande pubblico. Nella seconda metà del secolo il concetto di autorialità assume invece un significato differente, intraprendendo una sorta di percorso inverso volto alla ricerca del modo migliore di esprimere come il mondo esterno si rifletta nel corpo e nella mente del performer”.

La capacità del autoriale di lavorare con il corpo e plasmarne il movimento nello spazio è dunque il filo rosso che connette un’infinita serie di rivoluzioni che hanno caratterizzato il cosiddetto ‘Secolo breve’. Ma ad oggi? “In questi primi due decenni del nuovo millennio – chiarisce il critico - si è seguito un percorso differente, meno drastico rispetto alle rotture tipiche del passato. Il miscelarsi di culture diverse, dopo le recenti ondate migratorie, ha portato alla scoperta di tradizioni e folklori differenti che hanno portato ad un’evoluzione in termini innovativi e non rivoluzionari”, conclude Zapparrata.

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