Marta Castelletta, classe 2000, è una danzatrice e coreografa che è riuscita a fare della danza il suo lavoro anche grazie alla partecipazione al Concorso Expression organizzato da Ida da più di 20 anni. Marta si è formata presso Arte e Danza Novara, dove ha sviluppato il suo linguaggio personale attraverso studio, ricerca e sperimentazione. Come danzatrice lavora principalmente nell’ambito contemporaneo, collaborando con coreografi come Giuliano e Veronica Peparini, Diego Tortelli, Riccardo Buscarini e Barbara Gatto esibendosi in teatri, musei, festival e grandi produzioni.
Ha preso parte a spettacoli di rilievo come Horai – Le Quattro Stagioni al Teatro Greco di Siracusa, Stanze/Rooms per Aterballetto, A Tutto Cuore con Claudio Baglioni e Life della Bagart Ballet Company (coreografie di Barbara Gatto) presso Orsolina 28. Dal 2026 sarà in tournée con il musical Notre-Dame de Paris.
Come coreografa a soli 15 anni riceve da Susanna Beltrami il riconoscimento di Talento Coreografico ed è stata premiata in diversi concorsi e ha partecipato a diversi festival nazionali e internazionali. Le sue creazioni Corpo Estraneo, Huria/Nymph, ORD e Siamo Caduta o Volo? sono state presentate in Italia, Germania e Polonia. Nel 2018 è stata assistente coreografa di Barbara Gatto presso la Staatliche Ballettschule di Berlino per due creazioni destinate al Premio di Varna. Tra i tanti impegni lavorativi, siamo riusciti a parlare con Marta perchè molto curiosi del suo percorso che da ragazza con un sogno nel cassetto l’ha portata a diventare una danzatrice e una coreografa professionista.
Marta cosa l’ha spinta a partecipare al Concorso Expression?
Ho partecipato a Expression sin da quando ero bambina, attraversando negli anni tutte le categorie: solista, coppia e gruppo. È un concorso che ho conosciuto grazie ad Arte e Danza Novara, la scuola che mi ha cresciuta artisticamente e che ha rappresentato per me un vero punto di riferimento. Sono sempre stata molto ambiziosa, con un forte desiderio di fare bene e di superare continuamente me stessa. Expression per me è stata una vetrina preziosa. Un luogo in cui mettermi alla prova e spingermi oltre i risultati raggiunti e un momento di grande crescita perché permetteva di confrontarsi con una giuria di eccellenza.
Quando ho smesso poi di partecipare come danzatrice, ho iniziato a coreografare per i giovani interpreti che stavano vivendo lo stesso percorso che avevo vissuto io.
Ci sono dei premi che ha vinto al Concorso Expression che hanno influenzato maggiormente la sua vita professionale?
Expression mi ha dato molto, contribuendo a farmi crescere; ma il 2016 è stato un anno particolarmente significativo: in quell’anno ho ottenuto risultati importanti in diverse categorie, interpretando coreografie di Barbara Gatto e Francesca Frassinelli. Un’esperienza speciale fu la possibilità di seguire il lavoro della compagnia Brumachon–Lamarche, premio assegnato direttamente dai coreografi. Avevo già biglietti e valigia pronta, ma pochi giorni prima della partenza il Covid arrivò in Italia e dovetti rinunciare. Anche il mio ultimo anno da danzatrice al Concorso fu molto intenso: portavo un assolo che danzo tutt’ora in gala ed eventi e, in quella edizione, condivisi il gradino più alto del podio con un collega.
Negli anni successivi, come coreografa, ho accompagnato giovani interpreti verso ottimi risultati e, nell’ultima edizione, ho ricevuto un riconoscimento dalla giuria di Expression per la mia coreografia Muziki Duniani, interpretata dagli allievi del centro di formazione Arte e Danza Novara. È stato come fermare nel tempo il mio percorso evolutivo: vedere riconosciuto il mio lavoro da professionisti di così alto valore mi ha profondamente emozionata.
Quando ha capito che anche la sua attività di coreografa fosse così importante?
Ho iniziato a creare molto presto. Avevo 15 anni quando ho realizzato la mia prima coreografia: un lavoro di gruppo interpretato dai miei compagni della scuola. Durante la mia formazione, è stata Barbara Gatto la prima persona a vedere in me un talento creativo. In seguito iniziai a collaborare con diverse scuole e con la Bagart Ballet Company. Confermo che la coreografia oggi è una parte centrale della mia identità.
Come ci può descrivere la sua ricerca coreografica?
Il mio linguaggio coreografico indaga l’esperienza umana, l’identità e le metamorfosi emotive e fisiche, in un dialogo istintivo con il mondo animale. Lavoro partendo dalle qualità uniche dei danzatori, privilegiando l’improvvisazione per creare opere di forte impatto emotivo, capaci di condurre il pubblico a un momento di introspezione autentica. Il mio linguaggio coreografico nasce da un ascolto profondo dell’esperienza umana e una parte essenziale della mia ricerca si nutre dell’osservazione del quotidiano. Attraverso la danza esploro l’identità, la psiche, le emozioni, i vissuti individuali e collettivi: mi interessa tutto ciò che pulsa all’interno, ciò che non si mostra in superficie. Spesso mi lascio suggestionare dalla metamorfosi tra l’umano e l’animale: uno spazio istintivo, fragile e potente, in cui la forma si dissolve e si trasforma. Gesti minimi, sguardi, frammenti di realtà e atmosfere diventano scintille che accendono l’immaginazione e si trasformano in materia coreografica.
Oggi il coreografo deve essere anche un buon comunicatore. Lei come promuove la sua attività di coreografa freelance?
Utilizzo i social, anche se non li amo particolarmente... preferisco che sia il mio lavoro a parlare. La mia prima vera promozione è arrivata attraverso i concorsi: Premio della Critica (IDA 2022), Miglior Coreografa (WDA 2022). Partecipazioni a festival come Solocoreografico (Audience Award), SzólóDuó Festival, Dominio Pubblico, MArteLive, e la Serata Coreografe del Foligno Danza Festival 2025 accanto a nomi internazionali della coreografia.
Si dedica anche all’insegnamento?
Si. Il mio avvicinamento all’insegnamento nasce dal desiderio di osservare la danza anche da un’altra prospettiva. Amo trasmettere libertà e autenticità, aiutando i danzatori a scoprire la propria identità artistica e li incoraggio a lavorare sulle fragilità e a valorizzare ciò che li rende unici, nel corpo e nell’anima.
Oggi a cosa sta lavorando?
Mi sto preparando alla tournée 2026 del musical Notre-Dame de Paris con le coreografie di Martino Müller, una sfida artistica e fisica che richiede grande dedizione. Parallelamente sto sviluppando un passo a due presentato al Foligno Danza Festival.
Come coreografa ho ricevuto diverse proposte, e mi rende molto felice vedere questo riconoscimento per il mio lavoro. Gli impegni come danzatrice sono importanti e sarà necessario trovare il giusto equilibrio, ma sono determinata a cogliere quante più opportunità possibili, concedendomi la possibilità di collaborare, crescere e scoprire nuove avventure artistiche.
Marta, sogni per il futuro?
Sogno di creare una produzione completa con scenografie e costumi che rappresentino la mia visione, da portare anche su palcoscenici internazionali. Ho già idee e bozze pronte, ma aspetto il momento giusto: credo che tutto accada a suo tempo. Voglio crescere come danzatrice e coreografa, lasciando che queste due anime si nutrano a vicenda. Non voglio correre: desidero costruire una carriera solida e autentica, perché il successo ottenuto rapidamente può svanire in fretta.
Buona fortuna Marta!
Ci sembra che la tua determinazione dia ampio spazio ai tuoi desideri e ai ragazzi che parteciperanno alle prossime edizioni del Concorso Expression consigliamo di seguire il tuo esempio di costanza, passione e dedizione. ⬢