LA DANZA ESPLORA LO SPORT CON IL SUO LINGUAGGIO
Lo sport che sempre di più serpeggia tra le notizie di grande attualità su giornali e tabloid porta alla nostra attenzione vittorie, sconfitte, attacchi mediatici e liaison amorose. Anche la danza si è accorta del linguaggio e dei significati che porta con sé lo sport dei giorni nostri curandone una sua particolare visione attraverso il linguaggio del corpo e del movimento.
Marine Colard e Moritz Ostruschnjak, due coreografi di respiro internazionale, in questi ultimi due anni si sono dedicati alla riflessione sullo sport attraverso due spettacoli di danza che hanno portato in scena da un lato il commento sportivo e il suo lato agonistico, dall’altro la sottile linea di confine che esiste tra tifo, politica e protesta. Da un lato una modalità di racconto attraverso il corpo e la voce teatrale; dall’altra l’utilizzo della danza, della musica e del video. Il primo attraverso due protagonisti, il secondo con un racconto corale.
Marine Colard, attrice, coreografa e danzatrice, nel 2017 ha fondato Petite Foule Production, creando spettacoli che intrecciano movimento e narrazione con cui ha prodotto anche il suo secondo lavoro: Le Tir Sacrè. Nello spettacolo in scena un duo al femminile che gioca con la musicalità del commento sportivo unendo coreografia, testi ed esplorando le gesta sportive attraverso il commento sportivo.
La coreografa, affascinata dalla frenesia che attanaglia i giornalisti alla minima partita, trasforma il commento sportivo nella colonna sonora di una coreografia atletica e indaga il rapporto tra la postura di eccellenza e la prestazione dell’atleta e l’aspetto drammatico ed esuberante del commento del giornalista. Lo spettacolo è un’escalation alla ricerca di performance sempre più grandi e di emozioni sempre più intense in cui lo spettatore arriva a chiedersi: fino a quanto lontano si possono spingere le due artiste in scena? Le due danzatrici gridano con esuberanza fino a raggiungere la voce roca, si lanciano in pose olimpiche, evocando il nuoto, il sollevamento pesi, la scherma e persino lo sci alpino. In questa esplorazione dei legami tra la posta in gioco coreografica e quella testuale, le prodezze gestuali vanno di pari passo con l’appassionata escalation dei commentatori (si può dire, spesso ridicoli?) nella loro propensione all’eccessivo entusiasmo del racconto sportivo.
Le Tir Sacrè è uno specchio della competitività insita nella nostra società, quella che ci spinge a superare noi stessi, ad andare sempre più in alto, più veloci e più forti in modo quasi millimetrico. Movimento coreografico e telecronaca si fondono per esplorare il legame tra gesto atletico e narrazione enfatizzando i corpi in movimento e accentuando o minimizzando lo sforzo profuso. Il commento sportivo, una volta estrapolato dal suo contesto, si rivela divertente, tragico e, a tratti, persino toccante portando in luce, indirettamente, anche importanti tematiche come sessismo, razzismo, omofobia, misoginia e nazionalismo.
Sulla connessione tra il tifo fanatico nel mondo dello sport e le forme di protesta politica, ha invece indagato Moritz Ostruschnjak. Il coreografo, con base a Monaco, proviene dalla scena sprayer e ha sviluppato il suo interesse per la danza contemporanea attraverso la breakdance, formandosi anche con maestri come Maurice Béjart. Il coreografo freelance, classe 1979, ha già al suo attivo tredici produzioni originali.
Il suo spettacolo Non + Ultras è stato pensato per 8 danzatori e 500 sciarpe.
Le sciarpe in scena, tra le più disparate, vengono usate dai danzatori nella maniera più differente portando sul palco un accumulo di simboli, motti di provincia e slogan globali. Le sciarpe da tifoso possono essere maschere, bandiere, tappeti di preghiera o perfino armi dando vita ad un paesaggio in continua trasformazione: “i colori che vestiamo sono simboli ineludibili. Ma ci illudiamo che siano per sempre. E invece ogni giorno finiamo per uscire di casa con venti sciarpe diverse, siamo un fascio di sciarpe che cammina… Qualcuna la sfoggiamo con più orgoglio. Di qualcun’altra ci vergogniamo…” (Fabrizio Gabrielli - siamomine.com). Sul palco tableaux vivants, minimalisti e simbolici, scene pantomimiche si alternano a coreografie di gruppo espansive e chiassose dove i gesti quotidiani, i campionati dalle immagini brulicanti di riprese da stadio e passi di danza urbana vengono utilizzati per creare un una scena a tratti caotica ma in continua metamorfosi.
Intorno ai danzatori, vestiti solo in jeans e t-shirt, un flusso di immagini e suoni: inni da stadio, video di partite, video che combinano riprese di stadi da Monaco al Cairo, propaganda sportiva nordcoreana, elettronica iraniana, Beethoven, anime giapponesi, immagini di rivolte, mascotte e bengala.
Con Non + Ultras Ostruschnjak alterna isolamento e collettività, silenzio e sovraccarico sensoriale, costruendo un’esperienza fisica e visiva che dissolve i confini tra sport, cultura pop e una società che si infiamma e si frantuma, mentre il corpo diventa spazio di scontro o di pura festa. Un intreccio di danza, video e musica in un vortice di significati simbolici che permette anche alla realtà di irrompere nello spazio teatrale richiamando la logica dei social media dove il culto delle icone si intreccia con le tensioni politiche puntando i riflettori su una società che si arrende al potere delle immagini, rende omaggio a star e populisti indistintamente ed è inconciliabilmente polarizzata. ⬢