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Simone Nolasco: oggi sono la versione più autentica di me stesso

Simone Nolasco: oggi sono la versione più autentica di me stesso

Un curriculum lunghissimo, una vita passata tra teatri, palazzetti, stadi e studi televisivi. Un percorso di lavoro che lo ha portato a soli 13 anni ad essere protagonista del musical Gianburrasca. Ha partecipato alle più famose trasmissioni televisive italiane, ha collaborato con Elisa e Alessandra Amoroso, ha seguito in tour cantanti come Laura Pausini, Troye Sivan e Charlie Xcx “SWEAT” e da dodici edizioni è ballerino professionista nel programma Amici.

Simone a breve sarà di nuovo tempo del serale di Amici…
Come ballerino professionista del programma ti piace di più la parte dimostrativa o la parte di spettacolo quando c’è il serale della trasmissione?
Per la mia personale esperienza il serale è ovviamente un momento molto particolare e di grande fioritura, nel senso che, partendo da uno studio molto piccolo, circolare, come se ti abbracciasse, risulta poi molto diverso l’approccio nello studio del serale.
Per il mio gusto e per quello che ho vissuto in questi dodici anni il pomeridiano è sempre stato però il mio momento preferito soprattutto per quanto riguarda la performance in sé e per sé; anche se il serale, lo ammetto, è un momento di spettacolo “assurdo” in particolare per l’importanza che ha nel palinsesto televisivo e per l’impegno da parte del programma di valorizzare questo tipo di arti che, purtroppo, sono spesso ancora “indietro” nella valorizzazione sociale. Per me il momento più bello del serale rimane il momento in cui c’è lo spettacolo e vedo i ragazzi che fioriscono e crescono (se riescono) perché tra la prova e la performance c’è una notevole differenza.

Come professionista aiuti anche i ragazzi nel quotidiano?
Dipende dal ruolo che hai. Se sei solo danzatore o coreografo, oppure hai tutti e due come nel mio caso, capita di aiutarli. Ovviamente “standoci in tanto” contatto mi capita spesso di dargli dei consigli e correggerli.

Ho visto un post che hai scritto l’anno passato sui danzatori della scorsa edizione. In che modo i ballerini professionisti si interfacciano con i ragazzi della scuola.
All’interno della scuola l’approccio è, ovviamente, solo professionale ma “dato che siamo in un contesto in cui si fanno tante ore di lavoro e mantenere il focus non è facile” può capitare che i ragazzi si aprano e abbiano voglia di sfogarsi e noi cerchiamo di ascoltarli di supportarli. Se l’emotività prendesse il sopravvento entrerebbe in gioco un rapporto più personale che non riguarda la danza e il lavoro diventerebbe complicato. Poi, chiaramente, quando stai molto tempo con i ragazzi ti affezioni… quello è inevitabile. Come è capitato con Daniele Doria: con lui si è creato da subito un feeling particolare. Io e Daniele abbiamo avuto un imprinting molto diretto e molto forte perché probabilmente il suo background artistico era molto simile al mio comprendeva molto la mia danza e rappresentava molto bene il mio modo di vedere la danza… quando danzavamo insieme sembravamo la stessa persona.

Mi sembra che te e Daniele vi assomigliate anche nel vivere la danza come espressione emotiva di voi stessi. Che cosa ne pensi?
Assolutamente si. E poi ci sono tanti modi di dimostrare la sensibilità. Ad esempio Daniele è proprio uno di quelli che non si lascia trasportare dalle emozioni ed è una delle cose che mi ha più sconvolto riguarda lui perchè è molto giovane e ha fatto un percorso eccellente, soprattutto nel serale. Non è facile stare sotto pressione quando ci sono critiche che ti possono anche buttare giù e lui non si è mai lasciato abbattere da quel tipo di considerazioni e ha sempre lavorato con la stessa intensità.

Ti piace quindi il rapporto con i ragazzi più giovani? È nelle tue corde insegnargli?
A riguardo è cambiato molto il mio pensiero perchè sono un pò “perfettino” e un pò “rompiballe” da certi punti di vista e non solo sugli altri ma anche su me stesso sono molto critico, non mi piaccio quasi e non mi riguardo quasi mai salvo rari casi. Per questo in generale posso essere anche un pò “pesante” non solo con me stesso ma anche con gli altri. Inizialmente non mi sentivo all’altezza di insegnare perché per me un maestro è qualcuno che ha un certo tipo di esperienza e che con tutta quell’esperienza può darti un consiglio, consigliarti una strada che sa che è giusta. Pian piano però, anche se io ho sempre amato di più ballare e stare io in scena, è cresciuto dentro di me l’amore verso l’insegnamento e la coreografia. Anche come coreografo oggi mi sento molto più sicuro e adesso ho abbracciato questa parte del mio lavoro, la amo molto e mi da soddisfazione.

Quindi ora ti dedichi anche alla coreografia?
Nel programma lo faccio già da qualche anno, poi mi è anche capitato di fare le coreografie dei David di Donatello di due anni fa e di farle anche per gala e laboratori coreografici.

E cosa ti piace di più nei momenti in cui insegni?
Quello che ti restituiscono i ragazzi. Quando ho iniziato ad insegnare spesso stavo male perché a volte capitava che i ragazzi fossero in difficoltà quando facevano la mia lezione. Lo stile che insegno, venendo dal classico, è molto tecnico e mi piace soffermarmi sui movimenti per pulirli. Anche i ragazzi oggi sono cambiati e “spesso” faticano a fare qualcosa di nuovo, volendo rimanere nella loro zona di confort, ma io durante le lezioni cerco di parlargli e di spronarli. Poi spesso non sono concentrati in quel momento… perché oggi è tutto molto veloce: vuoi una cosa? eccola; vuoi un balletto? eccolo. E quando devi fare il tik tok e ci hai messo solo 10 minuti ad imparare una coreografia e ti vedi bene è semplice e ti stai divertendo e ti chiedi perchè mi devo“spaccare” la schiena per un’ora e mezza per imparare un salto.
Differentemente io da piccolo ero un animale “affamato”: più mi correggevano e più ero invogliato a fare e andare avanti.

Quando hai capito che la danza sarebbe diventato il tuo lavoro?
Subito. Quando ero piccolo ho fatto praticamente tutti gli sport (nuoto, judo, calcio, etc..) poi a dieci anni mia mamma mi ha portato a fare una lezione di danza per disperazione perchè ogni sport che intraprendevo poi mi stancava. Quando sono entrato ho pianto perché erano tutte bambine poi, dopo la lezione, sono uscito e mi ricordo di aver detto a mia mamma: “Io farò il ballerino da grande!”.

Complimenti!
Si… è stato un amore a prima vista.

E tua mamma come ha commentato questa tua esclamazione?
Lei ci sperava. Abbiamo dei video in cui avevo due anni e ballavo nel box durante il programma televisivo Non è la Rai: facevo le mosse con i capelli, mi giravo… ero propenso diciamo! Poi ho sempre cantato sin da piccolo e ho sempre avuto un’attitudine verso l’arte. Mia mamma è sempre stata la mia più grande fan perchè anche lei è un’amante di questo mondo.

In un’intervista del 2016 hai dichiarato che ti saresti dovuto togliere “un pò di casino dalla testa”. A distanza di 10 anni come si sente oggi Simone?
Grazie innanzitutto per avermi ricordato questa dichiarazione perché soprattutto in questo momento della mia vita è molto inerente.
Si… Sto cercando di schiarire. C’è sempre tanta nebbia nel mio cervello perché sono una persona che pensa molto e si interroga molto su se stesso, ma questo, ad oggi, credo sia uno dei miei migliori pregi. Se sono riuscito anche ad avere determinati risultati a livello ballettistico è stato proprio perché mi sono sempre sentito un passo indietro e non mi sono mai sentito “arrivato”. Mi sono sempre messo in discussione e dal punto di vista lavorativo e questa parte di me oggi mi soddisfa molto perché mi ha permesso di fare moltissime e diverse esperienze. Anche se sono consapevole che “dal punto di vista personale” mi ha creato tanti problemi essendo stato sempre molto insicuro e avendo avuto un’infanzia difficile.

Dal punto di vista personale ora ti senti un po’ più risolto avendo raggiunto questa consapevolezza?
Sicuramente se non avessi avuto alcune problematiche nella mia vita, non so come sarebbe stata la mia vita e questo mi ha afflitto per un pò di tempo... ero un pò arrabbiato però, ovviamente, non si sceglie il percorso familiare che ti capita.
Ad oggi posso dire che non mi sento risolto (quello no assolutamente) ma sento di conoscermi di più rispetto a prima e oggi credo di essere la versione più autentica di me stesso.

Hai mai pensato che il tuo lavoro avesse meno valore di altri lavori, dato che sei riuscito a darti una pacca sulla spalla e dirti solo bravo quando hai calcato i palchi americani nel 2024, come hai dichiarato tu stesso sui social?
Si è vero…

Quindi oggi quella pacca sulla spalla la senti ancora vera, attuale?
Me la do ogni giorno. Ho capito che va fatto e che serve per non sentirsi mai arrivati e cercare sempre di andare avanti. Bisogna riconoscersi in ciò che si fa ogni giorno e non bisogna aspettarsi che lo faccia qualcun altro altrimenti diventa una dinamica non sana.

Sui social vedo un ritratto di te che spazia tra vita pubblica e privata con estrema sensibilità e attenzione. Mi ha meravigliato questo tuo aspetto di entrare in punta di piedi nel racconto della tua vita che non è assolutamente scontato. Come vive Simone l’esposizione mediatica?
Ho sempre fatto fatica a farlo e forse non mi appartiene molto perché sono una persona molto riservata da questo punto di vista e poi mi ha sempre affascinato l’idea che il mio lavoro e la mia arte parlassero per me. Tuttavia so anche che il lavoro che faccio è difficile perché non è un mezzo di comunicazione così diretto, specie in Italia.
Con il tempo ho anche capito l’importanza di questo strumento e che se lo utilizzi per dire qualcosa penso che devi pensare a come dire quello che pensi e soprattutto a che messaggi vuoi dare. A volte mi sono trattenuto nel parlare ma credo che a dire la propria opinione non ci sia niente di male perchè sono un danzatore e posso dare la mia opinione su quello che mi sta a cuore. E’ strano se ci pensi… Siamo noi ad aver dettato le regole di come ci piaceva usare questo mezzo, ma allo stesso modo demonizziamo le persone che lo utilizzano: un controsenso (n.d.r. ride!).

Hai fatto tantissime esperienze dal teatro al piccolo schermo, se c’è, quale è il palcoscenico che ti ha soddisfatto di più ad oggi?
Sono stato uno di quei bambini cresciuti con il sogno americano. L’America, le pop star, quando ero piccolo traducevo le canzoni… Quindi il palcoscenico che mi ha soddisfatto di più ad oggi è essere stato per due giorni al Madison Square Garden... per me è stato un sogno. Poi la mia migliore amica è inglese quindi anche grazie a lei ho parlato bene questa lingua e ho imparato anche altre tre lingue ed è una delle cose di cui vado più fiero perchè mi piace tantissimo. La cosa più “grande” che ho fatto però è stato ballare, per due anni consecutivi nel 2024 e nel 2025, nel tour mondiale dei cantanti Troye Sivan e Charlie Xcx “SWEAT”, al Primavera Sound a Barcellona davanti a 60.000 persone: un’emozione indescrivibile! Quando sono uscito di scena il cuore non si fermava: è stata l’esperienza più bella della mia vita!

Sono curiosa. Come hai fatto ad imparare le lingue? Sei autodidatta?
Ho un dono nella pronuncia. L’inglese l’ho imparato sia a scuola che con la mia amica e l’aiuto di sua mamma, madrelingua. Il francese l’ho imparato grazie ad un’altra mia amica del liceo, anche lei madrelingua; lo spagnolo l’ho imparato sempre da solo perché ho avuto una relazione con una persona sudamericana per tre anni e posso dire che questa è anche la lingua che parlo in modo più fluente anche se non capivo nulla all’inizio. Pensa che oggi addirittura mi capita di pensare in spagnolo e non in italiano.

Avere questa competenza ti avrà aiutato nella tua carriera…
Senz’altro conoscere l’inglese per me è stato un grande aiuto quando ho lavorato fuori, però lo è stato ancora più a livello umano perché mi ha permesso di non vivere situazioni con disagio, di scherzare, di farmi conoscere. Sai, dicono, che quando conosci veramente una lingua è quando puoi ridere con quella stessa lingua.

A chi ti senti di dire grazie per aver potuto fare questo lavoro?
A mia mamma.

E a livello professionale c’è un Maestro che ti senti di ringraziare?
Non uno in particolare perché mi hanno dato tutti nello stesso modo; anche perché io ho sempre avuto un approccio molto stacanovista e quando capivo che era il momento di andare, cambiavo e passavo ad un livello successivo. Quindi mi sento di ringraziare tutti i Maestri che ho incontrato, dal primo all’ultimo, che hanno creduto in me e mi hanno insegnato veramente.
Però aspetta… devo cambiare idea!
Una persona che mi ha veramente cambiato è stata Alessandra Celentano perché il lavoro che ho fatto con lei ad Amici mi ha veramente dato qualcosa in più: avere una buona tecnica, un buon movimento, essere davvero un bravo professionista.
è difficile raggiungere quell’obiettivo perché, pur partendo da una buona tecnica classica, non ero un ballerino classico quindi Alessandra ci ha preparati anche a fare le dimostrazioni per i ballerini classici (e ce ne sono stati eccellenti nel programma negli ultimi anni).
E quando ero in sala con lei, nonostante fossi un professionista, avevo 20 anni ed ero più piccolo anche dei ragazzi selezionati, ero un allievo come gli altri e lì mi ha trasferito una pulizia e una qualità che non avevo e questo ha determinato uno switch nella mia professionalità. Alessandra è una delle persone che abbia mai conosciuto che più ama questo mestiere, vive per la danza e lo fa in modo molto puro, molto sano.

Mi ha sempre colpito del programma proprio il ruolo dimostrativo dei professionisti che fa vedere come Amici sia una scuola e come sia diversa la professionalità che arriva quando la danza diventa un lavoro.
Per un pò di tempo non c’è stato, ma quando sono tornato ad Amici è stato l’anno in cui è stato reinserito nuovamente. Credo che sia giusto soprattutto perché il programma parla ad un pubblico non di professionisti ed è giusto poter far comprendere alle persone di cosa si parla quando si parla di tecnica. Davanti allo schermo, a casa, non ci sono solo ballerini (anzi) e questo aiuta a sostenere che la danza è di tutti non solo degli addetti ai lavori o di chi la danza la pratica.

Cosa vorresti fare domani che non hai fatto fino ad ora?
Nella danza ad oggi ho fatto tutto (n.d.r. ride con orgoglio!). Ho ballato in compagnia, ho fatto musical, teatro, televisione e sono contento di essere riuscito a ballare in un tour mondiale con dei cantanti che era un mio sogno e mancava tra le mie esperienze.

Fino a quando vorrai fare il ballerino?
Ma io sarò sempre un ballerino, non smetterò mai di esserlo! A livello fisico non so però dirti quando il mio corpo mi abbandonerà!  Oggi quello che vorrei fare è però completamente altro: mi piacerebbe tantissimo approfondire il canto e la recitazione, cantare e fare cinema. Mi affascina molto anche unire la recitazione alla danza come con il teatro/danza.

Ti metterai di nuovo a studiare quindi?
In realtà ho già iniziato. Ho fatto un corso di recitazione, ho preso lezioni di canto e poi faccio tante altre cose che non c’entrano con il mio lavoro: ho iniziato kung fu, vado a cavallo. Mi piace conoscere cose nuove e scoprire quante più cose possibili. ⬢

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