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I consigli del dott. Marco Batti: La danza a distanza quali i riflessi psicologici per bambini e ragazzi?

I consigli del dott. Marco Batti: La danza a distanza quali i riflessi psicologici per bambini e ragazzi?

 

Lezioni on line, in streaming, webinar, conversazioni con i compagni su Skype, dirette online, lezioni tramite Zoom. Tutto questo è la conseguenza dell’impossibilità di contatto umano a causa della pandemia di COVID-19 che sta devastando l’intero globo terrestre. Com’è possibile proseguire? Come si può mantenere un contatto?

Per molti giovani allievi, che nei primi giorni hanno trovato magari stimolante, forse addirittura “simpatico”, provare forme nuove e approcci differenti, dopo aver portato la loro passione all’interno delle mura domestiche sentendosi protetti e felici, il passare dei giorni ed il persistere del lockdown ha significato un crescente stato emotivo di sconforto, spesso innescando sistemi di depressione e riflessioni sul proprio futuro guidate, quindi, da una condizione umorale non del tutto obiettiva e/o razionale. È accaduto tutto improvvisamente, tutto si è fermato, e i ragazzi si trovano come se qualcuno, o qualcosa, li avesse obbligati a riflettere su chi siano, dove vadano e cosa si aspettino da un futuro ora incerto e pieno di debolezze. Si possono innescare così forti frustrazioni, alimentate dalla reale impossibilità di individuarne un colpevole. La nostra psiche ragiona infatti istintivamente nella ricerca immediata dell’elemento che detiene la colpa di un avvenimento funesto o irragionevole che scombussola le nostre aspettative e la rabbia spesso si manifesta con attacchi o invettive contro qualcuno oppure, dopo una fase di riflessione che porta ad una di presa di coscienza, qualora l’errore sia imputabile a se stessi, con un processo di rabbia interna difficilmente canalizzabile che può, in casi gravi sfociare perfino in eventi di autolesionismo, restrizioni insensate, scaramanzia compulsiva.

Lo psicologo e psicoterapeuta Dr. Armando De Vincentiis, in un suo articolo su Medicitalia, afferma: “L’attribuzione di una colpa ci da una profonda illusione di aver fatto qualcosa. Se un’alluvione distrugge interi raccolti, se un terremoto devasta una città, non si prende in considerazione che la natura può, casualmente, uccidere innocenti, ma se lo fa è perché qualcuno non ha avuto il genio di prevedere l’evento o non ha avuto quelle capacità ingegneristiche innovative che non hanno saputo far reggere un palazzo ad una scossa devastante di elevato magnitudo. Insomma nella nostra mente, per qualsiasi evento che possa accadere, relazionale o naturale, è sempre colpa di qualcuno!”.

In questo momento storico nessun paragone calza meglio di questo. Il problema primario è che i giovani, non avendo sviluppato un adeguato livello di razionalità, come molti adulti sopraffatti da uno stato di apatia, depressione e paura dell’ignoto, non riescono ad accettare come la “colpa” spesso non possa essere attribuita ad un unico elemento e questo porta ad un senso di inadeguatezza, di incapacità ancora più profonda della concreta impossibilità di uscita o di proseguimento delle attività che regolarmente creavano la propria routine.

La mancanza del contatto visivo, fisico ed empatico che solo la realtà ci può dare, per molti ragazzi e studenti di danza è un ostacolo insormontabile che non riesce ad evolvere in una condizione propositiva. La mancanza delle relazioni interpersonali con amici e compagni, il rapporto di rispetto e amore con i professori ed il Maestro, coltivare la passione che era alla base di molti sacrifici, sta portando a rallentare e dubitare anche ragazzi con un precedente grado motivazionale alto, improvvisamente sgretolatosi tra le loro mani. 

Parliamo di un meccanismo di difesa innescato dalla percezione di un incondizionato abbandono. I meccanismi di difesa servono a ridurre l’ansia e l’angoscia derivanti da conflitti inconsci intollerabili per la coscienza influenzando, anzi determinando, il comportamento del soggetto. In questo caso specifico, i ragazzi tendono a non seguire con lo stesso interesse le lezioni, ad esempio, chiudendosi in un mood di difesa per ridurre l’ansia che si crea davanti alla percezione dell’instabilità del futuro. Nascono così numerosi interrogativi in molti studenti: voglio veramente fare questo nella vita? Anche se è la mia vera passione, vedendo in uno stato di emergenza come la figura del ballerino e dell’insegnante di danza venga dimenticato, considerato non indispensabile, veramente voglio percorrere una strada che dimostra molte impervietà? La risposta diventa unica, inevitabile e scontata.

Dobbiamo riflettere su come metabolizzare l’abbandono, non per forza attribuibile ad una persona fisica ma comunque accusato con la perdita della quotidianità, della propria passione, del contatto sociale o, semplicemente, ci si sente abbandonati dalla vita nel senso più figurativo della parola. L’essere umano si sente perso, senza riuscire a rientrare nel proprio sentiero. La nostra psicologia reagisce con dei meccanismi destabilizzanti, creando difficoltà nel riuscire a mantenere relazioni sane e a sviluppare il senso di fiducia. Questa paura paralizzante può portare a creare dei muri, per evitare di venir feriti, oppure a “sabotare”, inconsapevolmente, il proprio futuro. 

Come possiamo aiutare i nostri allievi per superare questa difficile situazione, che ferisce e destabilizza anche noi? 

Torniamo ad uno dei concetti alla base delle teorie dello sviluppo: per sentirsi sicuri, i bambini hanno bisogno di essere visti, compresi e accuditi, specie quando sono arrabbiati. Le molte attenzioni che possiamo dimostrare a distanza e le parole di conforto, anche per via telematica, possono suscitare ugualmente una reazione positiva, di risveglio da un torpore, da un “letargo” indotto; allo stesso tempo, per chi presenta carattere e personalità più vulnerabili, bassi livelli di autostima e difficoltà comunicative, stati di introversione, tutto questo non basta. Occorre forse lasciare tempo alle cose, facendo in modo che, tornati alla nuova normalità che ci attende, loro stessi possano trovare comprensione da parte dell’insegnante, il quale non potrà assolutamente trasmettere cali di interesse o farsi percepire privo di speranze.

La difficoltà nella fase di ripresa sarà, tra le altre, la “resistenza” di molti ragazzi combattuti tra il forte desiderio di tornare alla normalità ed il terrore di contrarre il virus, indipendentemente dal rispetto di tutte le varie precauzioni igienico-sanitarie. Questo porterà ad un conflitto che l’insegnante si troverà a combattere quotidianamente e che non sarà semplice da far ammettere, sia da parte degli allievi che da parte delle famiglie. L’obiettivo primario delle scuole di danza diventerà, probabilmente, ricostruire in una nuova forma i rapporti sociali, ma dovrà basarsi sulle capacità individuali di resilienza.

La resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva ad eventi traumatici, la forza di volontà di riorganizzare positivamente la propria vita di fronte alle difficoltà, di rialzarsi rigenerandosi restando sensibili alle opportunità positive che la vita ci può offrire, senza alienare la propria identità. Il Maestro dovrà quindi fortificarsi e porsi come obiettivo quello di far reagire i propri allievi, stimolare la loro capacità di tenere testa agli ostacoli imprevisti, aiutarli nel dare nuovo slancio alla propria esistenza e a raggiungere mete nuove, importanti, che prima potrebbero non essere state nemmeno prese in considerazione seppur consapevole che la danza a distanza, pur essendo una nuova sfida, non potrà sostituire del tutto l’insegnamento della danza in aula sia dal punto di vista psicologico che in ambito didattico (come far comprendere con questa metodologia gli errori e le relative correzioni a distanza?).

In generale dovremo comunque imparare tutti, nessuno escluso, a trarre da questa catastrofe una nuova energia vitale per ricominciare con rinnovata grinta e positività.

 

 

 

© Expression Dance Magazine - Giugno 2020

Letto 569 volte Last modified on Martedì, 30 Giugno 2020 13:20

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