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Tra danza, teatro e performance, le Grazie firmate da Silvia Gribaudi

Tra danza, teatro e performance, le Grazie firmate da Silvia Gribaudi

 

Chi sarebbero oggi le Tre Grazie? Cosa significa Grazia? Come e in quanti modi si può esprimere e interpretare la Grazia? 

Graces è una performance ispirata alla scultura e al concetto di bellezza e natura che Antonio Canova realizzò tra il 1812 e il 1817. L’ispirazione è mitologica. Le 3 figlie di Zeus (Aglaia, Eufrosine e Talia) erano creature divine che diffondevano splendore, gioia e prosperità. 

Incontriamo Silvia Gribaudi, artista, coreografa e regista torinese, alla Nid platform di Reggio Emilia alla vigilia di una replica della sua nuova creazione in bilico tra coreografia, performance e teatro. 

Silvia la tua poetica è ormai sulla bocca di tutti, come pensi di aver dato un nuovo accento alla danza italiana? 

Bella domanda che nessuno mi ha mai fatto e quindi in effetti mi spiazza… Non ci ho mai riflettuto. Quanto alla danza italiana so che mi conoscono gli addetti ai lavori e so che in molti spettatori hanno visto i miei lavori ma immagino anche come il nostro ambiente non incida molto sulla società e che la danza, specie in Italia, rimane un po’ di nicchia. Sono comunque sicura che il passaparola sia importante come sia importante la concentrazione su quello che faccio perché quello che porto nelle mie performance ha una sua precisa identità. Ho iniziato proprio lavorando sul tempo dell’ironia, magari in modo diverso, ma sul solco di coreografi come Roberto Castello e Giorgio Rossi di Sosta Palmizi.

Quindi se le persone sono incuriosite e ne parlano mi fa piacere, anzi non posso che esserne soddisfatta.

Come sei riuscita ad emergere ugualmente proponendo una cifra stilistica così differente dallo status attuale, chi ti ha aiutato in tal senso?

Grazie a tante persone che ho conosciuto durante il mio percorso e che mi hanno aiutato e mi hanno sostenuta nella mia ricerca. In primis Opera Estate Festival e il Festival di Castiglioncello con cui prosegue una certa continuità professionale sin dal 2009, il Network Anticorpi con la sua vetrina e la Giovane danza d’Autore che sono una rete molto attiva in tutta Italia. 

Diverse sono state le collaborazioni attivate per ogni produzione: R.osa è uscito ad esempio con il sostegno de La corte ospitale e del Festival di Sant Arcangelo e sempre il Festival di Sant Arcangelo ha sostenuto anche Graces. 

Ora la cosa più difficile che riscontro in Italia è quando inizi a sognare produzioni più grandi, con più danzatori in scena, e fai più fatica a trovare le risorse. Bisogna sicuramente migliorare questo aspetto. 

 

In Graces parli della bellezza, in che modo la rappresentate in scena?

Il lavoro è ispirato alla statua delle tre grazie del Canova che vengono rappresentate da diversi quadri che mettono in scena la rappresentazione di ciò che per noi è bello. Ho messo in scena alcuni stereotipi della danza anche attraverso il neoclassico che è divertente da danzare ed è una continua sorpresa. 

Credo che tutto quello che sia ritenuto bello non lo deve essere perché oggettivamente accolto come tale e per questo nello spettacolo c’è una mia riflessione, un modo per dire la mia su cose su cui non sono d’accordo.

 

Perché gli uomini in scena?

C’era un’urgenza e una necessità vera di lavorare con altre forme fisiche diverse dal femminile. I danzatori li ho scelti conoscendoli, sentendoli liberi di esprimersi, con il piacere dello stare in scena in maniera semplice e con umanità, ho cercato i movimenti che valorizzano il corpo dei perfomer che ho davanti e li ho scelti seguendo questa ottica.

 

E le tre grazie sono loro? E tu cosa rappresenti?

Si sono loro, ma a volte sono anche io. Nello spettacolo tutto può cambiare e mutare. Io in scena sono la coreografa, una sorta di Canova che può anche invertire l’ordine. Chi rimane è l’opera? Mi chiedo anche chi sono io veramente? Cambio ruolo? 

Nello spettacolo però siamo sempre quasi tutti in scena perché dialoghiamo in una continua ricerca di quello che siamo e rappresentiamo.

 

E con il pubblico che rapporto hai? 

Ogni replica lo ascolto in modo diverso il pubblico e cerco con lui un rapporto comico molto forte e riuscito, a volte lo sento più vicino, altre volte lo sento più distante. Nei miei lavori, e sempre di più con questo, il rapporto con il pubblico è cercato e non è accessorio. Mi chiedo sempre in che modo possiamo animare il pubblico facendolo ridere ma con una riflessione: il valore del ridere esilarante e nello stesso tempo di riflessione è un punto di incontro tra ridere ed essere arrabbiati, ribelli.

 

Continua ancora il tuo lavoro sulle parti molli e grasse? E credi ancora che qualsiasi forma fisica possa danzare?

Le parti grassi sono quelle parti che quando cammini hanno una loro danza, quelle parti che prendono un movimento da un’unica spinta e che tutti noi sperimentiamo, la maggior parte di noi spesso lo sperimenta proprio ad esempio con l’avanzare dell’età. 

Il mio lavoro parte sempre da qui, questi sono punti di forza che rimangono come dati di fatto ma il mio lavoro si sta trasformando. Dato che ho dato tanto spazio a questi pilastri, ora parlo di altro anche se il mio corpo continua a parla di me e delle mie precedenti riflessioni. Ora mi concentro di più sul tipo di drammaturgia, di come cerchiamo le strategie e di cosa significa di mettersi in scena di fronte ad un pubblico nuovo in ogni replica e ogni volta che mettiamo in scena lo spettacolo acquisiamo sensibilità nei confronti del pubblico e cerco di attivare nuove strategie che catturino lo spettatore all’interno di una costruzione coreografica e drammaturgica comica.

 


 

Graces

coreografie Silvia Gribaudi; 

drammaturgia Silvia Gribaudi e Matteo Maffesanti; con Silvia Gribaudi, Siro Guglielmi, Matteo Marchesi e Andrea Rampazzo; 

produzione Zebra coproduzione  Santarcangelo dei teatri. 

 

Progetto vincitore dell’azione CollaborAction#4 2018/2019 e sostenuto da ResiDanceXL 2018 azione Network Anticorpi XL coordinato da L’ Arboreto _Teatro Dimora Mondaino, IntercettAzioni Centro residenze Lombardia e ARTEFICI - Artisti Associati Gorizia.

 

Lo spettacolo sarà in tour per tutta la stagione teatrale 2019/2020, le prossime date:

18/01/20 Teatro delle Briciole, Parma 

30/01/20 Teatro Titano, San Marino 

21/02/20 Festival Danza in Rete, Vicenza

28/03/20 + de genres festival, KLAP Maison Pour la Danse, Marsiglia

02/03/20 Teatro Camploy, Verona

03/04/20 Teatro Filarmonico, Piove di Sacco (Pd)

04/04/20 Teatro Zeppilli, Pieve di cento, (Bo) 

09/04/20 Belgrade Dance Festival, Serbia 

24/04/20 Festival Prospettiva Danza, Padova

30/04/20 DAB Festival, Bari

02/05/20 Teatro comunale di Novoli (Le) 

09/05/20 Orlando Festival, Bergamo 

20/05/20, Interplay Festival, Torino

 

Tutte le informazioni del tour su: 

www.silviagribaudi.com/tour-2019-may 

 


 

 

© Expression Dance Magazine - Dicembre 2019

 

 

 

Letto 531 volte Last modified on Venerdì, 20 Dicembre 2019 15:56

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