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Redazione IDA

Redazione IDA

Per evitare l'inattività degli allievi delle scuole di danza l'IDA ha proposto la Competizione Nazionale IDADANZA ASI, una competizione per solisti, riservata alle ASD e SSD affiliate con ASI, che si svolgerà online il 20 marzo 2021. La competizione è regolarmente inserita nell'elenco delle competizioni nazionali ASI e per questo motivo, i danzatori iscritti mantengono la possibilità di allenarsi secondo quanto previsto dal DPCM del 3 novembre 2020.

Come vediamo di seguito, le FAQ del Decreto aggiornate al 13 novembre 2020, hanno sciolto alcuni dubbi:

 

Un atleta tesserato per una Società Sportiva, che svolge la propria attività di allenamento in un comune differente da quello in cui risiede, ha la possibilità di spostarsi per raggiungere il comune in cui vengono svolti gli allenamenti?

Per quanto riguarda le regioni a elevata gravità (zona arancione) è possibile spostarsi tra comuni come disposto dall’art. 2 comma 4 lett. b), ovvero “per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune”.
Riguardo le regioni a massima gravità (zona rossa), in base all’art 3 comma 4 lett. a), non è consentito lo spostamento tra comuni, ad eccezione degli allenamenti di atleti, professionisti e non, partecipanti agli eventi e alle competizioni di rilevanza nazionale e internazionale previsti dall’art.1 comma 9 lett. e), nel rispetto delle disposizioni previste dalla normativa vigente e dei protocolli delle loro Federazioni sportive.

 

È possibile derogare al coprifuoco nazionale nel caso in cui le sedute di allenamento e/o le competizioni sportive di rilevanza nazionale terminino oltre le ore 22:00?

Si è possibile, poiché in base a quanto disposto dall’art. 1 comma 3, è possibile circolare tra le 22:00 e le 05:00 esclusivamente per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità ovvero per motivi di salute; la partecipazione ad eventi o competizioni di rilevanza nazionale ovvero agli allenamenti, per gli atleti che vi partecipano, rientra tra le fattispecie previste.

 

In zona arancione un atleta tesserato per una società sportiva, che svolge la propria attività di allenamento in un comune differente da quello in cui risiede, ha la possibilità di spostarsi per raggiungere il comune in cui vengono svolti gli allenamenti, se non rientra tra coloro che si allenano per competizioni di interesse nazionale?

Si conferma che, salvo indicazioni più restrittive disposte a livello locale, nelle zone cd. gialle o cd. arancioni trova applicazione l’articolo 1, comma 9, lettere f) e g), per cui sono consentiti gli allenamenti o le attività sportive all’aperto e nel rispetto del distanziamento e del divieto di assembramento. Per quanto concerne gli spostamenti al di fuori del proprio comune per consentire la specifica attività, si fa presente che l’art. 2, comma 4, lettera b), in relazione alla mobilità nelle cosiddette zone arancioni, specifica che sono consentiti gli spostamenti all’interno del territorio per il rientro al proprio domicilio, nonché (… ) per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili nel comune di residenza.
Pertanto, è possibile lo spostamento all’interno delle zone arancioni per praticare le attività di allenamento consentite in generale dalla norma e nei limiti di quanto previsto dalla citata lettera b) dell’art. 2, comma 4.
Si ricorda che tutti gli spostamenti in zona arancione devono essere giustificati ricorrendo all’uso del modulo di autocertificazione.

 

Per approfondimenti sul DPCM vai a questo link > 

 

Per informazioni sulla Competizione Nazionale IDADANZA ASI vai a questo link>

 

Riprendiamo la notizia pubblicata da Il Sole 24 Ore, che specifica la novità del Decreto Ristori-bis:


"La costituzione del fondo rappresenta una boccata di ossigeno soprattutto per associazioni e circoli che non svolgono attività commerciale e quindi privi di partita Iva. Nel loro caso, infatti, è precluso l’accesso ai ristori del fondo perduto già previsti dal decreto Ristori 1 (Dl 137/2020).

Nell’ottica di fronteggiare la crisi economica degli enti del Terzo settore a causa dell’emergenza Covid-19, lo schema di decreto Ristori-bis stabilisce, infatti, la costituzione del «Fondo straordinario per il sostegno degli enti del Terzo settore» presso il ministero del Lavoro con una dotazione di 70 milioni di euro per l’anno 2021. Il fondo è espressamente destinato a interventi in favore delle organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali e delle province autonome, delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale, regionali e delle province autonome e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale iscritte nell’Anagrafe delle Onlus.


«Sono stati finalmente inseriti - sottolinea ancora Claudia Fiaschi, Portavoce Nazionale del Terzo Settore - nella platea dei beneficiari delle misure di sostegno anche le associazioni e i circoli, inizialmente esclusi perché non in possesso di partita Iva. Si tratta però di un fondo con una dotazione finanziaria probabilmente insufficiente e che chiederemo venga rafforzato”."

 

In allegato un sintesi del Decreto Ristori bis > 

L'IDA, in seno ad ASI Nazionale, propone un’importante iniziativa a supporto di tutte le scuole di danza e i centri colpiti dalle nuove restrizioni del DPCM emanato il 24 ottobre 2020.

Il Decreto nell'art.1 com.9 let. e) dichiara che: "….le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, degli sport individuali e di squadra partecipanti alle competizioni di cui alla presente lettera sono consentite a porte chiuse, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva”.

Alla luce di questo l'IDA ha pensato di dare un servizio alle scuole che vogliono mantenere in allenamento i propri allievi proponendo il “Competizione Nazionale IDA Danza ASI ” che si svolgerà online.

La competizione è regolarmente inserita nell’elenco attività ASI Nazionale settore Danza, e questo garantisce che tutti i danzatori in preparazione per tale competizione potranno accedere alle strutture delle scuole o centri per svolgere gli allenamenti necessari per prepararsi, esclusivamente a porte chiuse.

Il concorso si svolgerà il 20 marzo 2021 online ed è aperto a tutte le scuole o centri SSD o ASD e a tutti i loro danzatori purché in regola con l'affiliazione IDA/ASI.

ATTENZIONE! La partecipazione alla competizione sarà totalmente gratuita per i danzatori e i centri in regola con il tesseramento IDA/ASI, poiché non vuole essere un’occasione di speculazione economica ma il tentativo di offrire un'opportunità ai nostri Soci IDA fedeli nel tempo.

L'iniziativa ha lo scopo di dare continuità alla didattica e mantenere fidelizzati i propri danzatori, incentivandoli e motivandoli a continuare ad allenarsi sia da remoto online, sia in presenza rigorosamente a porte chiuse con la sola presenza dei propri insegnanti.

Vi raccomandiamo di lavorare in condizioni di totale sicurezza, nel rispetto assoluto delle regole di distanziamento sociale, utilizzo di mascherine dove obbligatorio, sanificazione degli ambienti, delle attrezzature e nel rispetto delle normative vigenti.

A questo link trovate il calendario ufficiale degli eventi e competizioni ASI di interesse nazionale.

 

Per maggiori informazioni vai a Competizione Nazionale IDADANZA ASI >

 

 

 

 

 

Giovedì 29 ottobre alle ore 15 ci sarà una nuova diretta Facebook con L’Avv. Martinelli per chiarire i dettagli del Decreto Ristori e per rispondere in diretta a vostri dubbi e domande.

Il Decreto Ristori, nato con lo scopo di compensare le misure restrittive contenute nell’ultimo Dpcm per contrastare il Covid-19, ha avuto il via libera del Consiglio dei Ministri martedì 27 ottobre.

Quali aiuti economici sono previsti per i centri sportivi e le scuole di danza?

I contributi a fondo perduto vengono distribuiti in base al fatturato e con coefficiente differenziato per tipologia di settore. In conferenza stampa il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha affermato che «per i settori chiusi completamente come palestre, piscine, teatri, cinema, l’importo viene raddoppiato», ovvero riceveranno il 200% del contributo previsto in base al fatturato.

Il coefficiente del 200% ricade anche sulle scuole di danza e più in particolare comprende:

 

  • Attività di club sportivi
  • Gestione di palestre
  • Enti e organizzazioni sportive, promozione di eventi sportivi
  • Altre attività sportive nca

 

Secondo quando affermato dal Presidente Giuseppe Conte i ristori a fondo perduto “arriveranno sul conto con bonifico dell'agenzia delle entrate, è il modo più efficace, confidiamo che a metà novembre chi ha aderito alla prima edizione potrà riceverlo, subito dopo anche gli altri

Anche il ministro dell’economia Roberto Gualtieri assicura che il contributo “sarà erogato automaticamente a oltre 300mila aziende che già lo hanno già avuto”.

Chi invece non aveva chiesto il contributo a fondo perduto a primavera con il decreto Rilancio dovrà fare apposita domanda. Dalla domanda saranno comunque esclusi «i soggetti che hanno attivato la partita Iva a partire dal 25 ottobre» le attività cessate prima del 25 ottobre.

Per altre domande o dubbi, partecipate alla diretta con l’Avv. Martinelli sulla pagina Facebook FIF.

A seguito dell'emergenza epidemiologica e delle conseguenti disposizioni di legge che hanno imposto la chiusura momentanea delle strutture sportive ASI ha stabilito, insieme a UNIPOL-SAI che le garanzie della polizza devono intendersi anche per le attività sportive svolte in casa del tesserato sotto forma di allenamento autorizzato da ASI stessa o da associazione affiliata

Ovviamente tale estensione dell'assicurazione si intende valida in caso di attività svolte in casa ma riconducibili a un programma di allenamento personalizzato e inviato al tesserato tramite mail da ASI o società affiliata

 

"In conseguenza dell'ultimo Dpcm che ha deciso la chiusura delle Palestre e delle Piscine - ha spiegato Andrea Polimeno, Agente Generale di UNIPOL-SAI - ho provveduto immediatamente, di concerto con la Compagnia come nel precedente lockdown, ad attivare l'estensione delle garanzie presso l'abitazione dei tesserati, ferma restando la condizione  di aver ricevuto il programma di allenamento dalla Società di appartenenza in data antecedente all'eventuale sinistro".

La precedente esperienza


Già a pochi giorni dall'inizio del lockdown, ASI e UNIPOL-SAI avevano raggiunto un accordo che aveva esteso tutte le abituali coperture legate al tesseramento, alle attività svolte a casa. 

Gli affiliati IDA/ASI si erano potuti allenare tranquillamente in casa godendo della copertura assicurativa per le seguenti attività:

 

  • Ginnastica finalizzata alla salute ed al fitness
  • Esercizi di mantenimento atletico
  • Esercizi di allenamento e riscaldamento per attività di danza ed arti marziali
 
Tutto possibile chiedendo alla propria associazione un programma di allenamento

 
 

 

 

 

 

Il danzAutore rigetta il codice classico e quello modern proponendo un’originale costruzione di segni che è spesso sintesi e rielaborazione di molte delle tendenze che l’hanno preceduta rendendo originale la ricerca e legandola strettamente al proprio io autorale. Per spronare a creare nuovi linguaggi coreografici come danzAutore da Ida, Cantieri Danza, Iscom Emilia Romagna e Centro studi La Torre è stato ideato e organizzato il percorso di alta formazione DanzAutore Contemporaneo, che si è concluso a gennaio dopo un anno di lavoro.

Durante il percorso formativo è stato proposto un lavoro a tutto tondo sull’esperienza coreografica che ha compreso non solo il lavoro sul movimento ma anche sulle luci, le scene, le musiche e l’organizzazione teatrale per stimolare i partecipanti a costruire e sviluppare il proprio processo creativo in un’ottica di scambio e condivisione di saperi, nozioni ed esperienze. In questo senso fondamentale è stato l’apporto dei coreografi docenti che, grazie alla loro singolare cifra stilistica e autorale, hanno aiutato e stimolato gli allievi nella creazione di una propria e originale visione.

Nicola Galli crede “che la condivisione delle esperienze possa favorire la messa a fuoco del proprio percorso e armare i partecipanti di strumenti” e ci racconta: “ho condiviso con gli aspiranti coreografi una serie di pratiche fisiche, strumenti e metodologie che utilizzo personalmente durante le fasi di studio e di creazione. Mi sono concentrato sul processo creativo dei miei spettacoli, analizzando la costruzione coreografica, gli aspetti illumino-tecnici, sartoriali e organizzativi, al fine di offrire alcune delle possibili modalità di lavoro”.

“La mia esperienza di coreografo mi ha portato a far lavorare gli allievi sulla “chiarezza”, sull’esporre e creare dei semplici sistemi coreografici, piccoli esperimenti generati durante il percorso. Quando parlo di “chiarezza” faccio riferimento al cielo stellato che, comunemente, è inteso come meraviglia e perfezione non necessariamente decifrabile (a meno che non si sia astrofisici). Per me è importantissimo che la danza contemporanea oggi si sveli nella sua chiarezza, perché quella chiarezza può portare a creare e determinare il proprio linguaggio personale, a scartare i “fantasmi” di ciò che già conosciamo e di ciò che semplicemente ci piace. Se il risultato coreografico si intorbidisce, dobbiamo necessariamente scartare i materiali che confondono la scena e cominciare a tracciare una necessità che rispetti il meccanismo che ognuno si propone di indagare: questo è stato il processo proposto perché ognuno si interrogasse sulle proprie tensioni autoriali” ci spiega Marco Valerio Amico/Gruppo Nanou 

Paola Ponti della Compagnia Iris: “Con i ragazzi ho affrontato una fetta molto specifica della danza, ovvero le creazioni che nascono da e per spazi non convenzionali. Quindi non per lo spazio scenico tradizionale (il teatro o comunque uno spazio “preparato” per adattarsi al lavoro coreografico) ma al contrario la possibilità di far nascere la propria danza a partire da uno spazio diverso, specifico, come può essere una strada, una piazza, uno scorcio, una stanza. Ho utilizzato esperienze di percezione e lavoro somatico a sostegno dell’esplorazione del movimento e della danza che può nascere dalla relazione tra il proprio corpo e uno spazio specifico. Ho invitato i ragazzi a porre al proprio corpo e a se stessi domande, non per trovare una risposta ma piuttosto per aprire una indagine (in movimento, fatica, prospettica) sulla relazione tra se stessi e quello spazio specifico”.

Per Francesca Pennini di CollettivO CineticO è “importante stimolare strumenti critici e di osservazione prima ancora di trasmettere codici e sistemi di valori. I principi fondamentali sono la consapevolezza, il coraggio di sostenere una scelta personale (sia per un’idea coreografica generale che per l’esecuzione di un singolo movimento, per l’invenzione di una postura), il rigore nel poter stare dentro o rompere con volontà un sistema di regole, la capacità di ascolto della propria visione, gusto, esigenza. Credo sia importante fornire strumenti che funzionano come dispositivi, ovvero creano un terreno di sperimentazione ma non ne plasmano il risultato e credo sia fondamentale saper dare dei feedback non giudicanti, ma acuti e responsabili sia sugli aspetti creativi che su quelli tecnici e valorizzare la diversità senza transigere su scorciatoie semplici. Data l’eterogeneità del gruppo ho fornito uno sguardo trasversale in cui le singole voci non dovevano approssimarsi ad un modello (estetico/poetico/tecnico/interpretativo) ma avere la forza e la lucidità di dichiararsi. Per CollettivO CineticO l’uso di dispositivi di creazione (esempio: il gioco da tavolo cinetico 4.4) è una delle pratiche costanti per cui abbiamo condiviso con il gruppo proprio questi strumenti combinando la pratica fisica a quella creativa (essere autori), performativa (con spettatori a testimoniare la presenza reale) a quella osservativa (essere spettatori e discutere la propria visione)”.

“Per me coreografia è cercare di far comprendere la compresenza dei tanti elementi che si possono vedere al proprio interno, è un processo che inizia dove finisce il perimetro del corpo e deve essere aperta a diverse possibilità di cui ha bisogno il corpo. Credo sia necessaria la percezione del movimento, che il corpo ne sia un suo medium e che il movimento sia una scrittura di immagini che il corpo elabora nello spazio. è importante organizzare il movimento in connessione con il luogo in cui prende forma, con gli altri corpi, il clima, la luce e temperatura, così la coreografia risente di altro, attraversa altro e in ogni rappresentazione si riapre nella ripetizione e si riaprono le coordinate. 

I ragazzi, seguendo un mio training con diverse tecniche, si sono dati molto e hanno trovato le loro soluzioni e declinazioni nella vastità del movimento pur nella eterogeneità del gruppo” ci racconta Simona Bertozzi direttrice artistica di Nexus.

 

 

 

© Expression Dance Magazine - Giugno 2020

 

La danza è tecnica ma è anche fiducia e contatto con l’altro: è “sentire” chi danza vicino a noi ed è creare una sinergia con il gruppo che porta una nuova energia sia al singolo danzatore che a tutto l’ensemble. Questa energia è scaturita nelle sale Ida non da una coreografia di gruppo ma dall’incontro di Luca Tramonti con la sua insegnante, Linda Ricci. 

Luca ha 22 anni ed è affetto da autismo e la danza per questo ragazzo è diventata un nuovo canale per esprimersi perché per Luca comunicare è veramente un compito arduo. La sua malattia infatti fa fatica a farlo entrare in relazione con le altre persone, specie in ambienti che non gli sono familiari. 

Linda Ricci, performer, danzeducatore e insegnante, ha costruito su di lui un percorso mirato e focalizzato solo sulle funzionalità del corpo e si è dovuta confrontare, specie nei primi incontri, con alcune problematiche tipiche dell’autismo (alterazioni della coordinazione motoria, comportamenti ripetitivi e schematismo mentale); ma anche ha capito da subito come qualsiasi corpo abbia un suo canale preferenziale ed è proprio lì che un insegnante può insinuare nell’allievo un nuovo modo per comunicare. 

Giorno dopo giorno, lezione dopo lezione, Luca si è affidato completamente a Linda e il dialogo tra insegnante e allievo in questo percorso non arriva, come accade nelle lezioni tradizionali, con le parole, ma dimostrando da entrambi le parti una fiducia completa. Chiaramente ci è voluto un po’ perché Luca si calmasse e cominciasse a godere di questo momento dedicato solo a lui; si è dovuto prima sentire a casa con piccole “ancore” create nello spazio e trovare da solo, e non senza difficoltà, un modo per calmarsi ed entrare in una routine che con il passare del tempo ha considerato propria. Luca poi ha anche i muscoli spesso contratti e a volte il suo corpo non reagisce come si vorrebbe; per questo anche una posizione a contatto con la terra, sdraiato, evoca in Luca la caduta o il sonno: va quindi stimolato in modo che il suo corpo ricordi una nuova modalità legata a quella posizione e ad un nuovo punto di vista diverso dalla solita emozione. 

Linda da quando porti avanti il lavoro con Luca e con quali modalità?

Lavoro con Luca da 3 anni ogni settimana per un’oretta. Abbiamo anche trovato con sua mamma un orario che fosse adatto alle sue esigenze, alle 13.45 dopo aver finito la scuola e aver mangiato. Studiando questo percorso personalizzato mi sono dedicata in particolare alla sua catena muscolare posteriore che in Luca è corta e, utilizzando le tecniche Laban, lavoro su macro temi come tirare e spingere, più o meno spirale, grandi e piccole rotazioni, girare e saltare. In ogni lezione valuto poi come va in quella giornata, se Luca è giù mantengo la calma, senza affaticarlo di testa, osservo l’attenzione mentale e la stanchezza fisica e semmai amplifico; lo osservo molto per creare sempre di più una lezione su misura per lui. Ho capito ad esempio che il trampolino e piccoli attrezzi gli fanno superare le paure e diventano una sicurezza per lui e ho visto che quando fa la capriola ha gli occhi gioiosi, oppure vedo che fa fatica quando va su e giù dalla spalliera. 

In che modo hai mantenuto un rapporto amicale con Luca e al tempo stesso tempo sei riuscita a mantenere il distacco tipico dell’insegnante?

In questo senso è proprio Luca che mi ha guidato, è lui che mi ha dato un ruolo di facilitatrice: questo ruolo lo mette a suo agio, non lo mette sotto pressione, lo aiuta a giocare. Per questo, per quanto possibile, cerco anche di accettare le sue proposte perché mi fa capire che c’è un impronta che gli è rimasta e che vuole riproporre. Ad esempio ora, perché si ricorda di essersi divertito, mi chiede di riproporgli di nuovo qualche gioco perché lo vuole riproporre a sua volta a casa con sua mamma. Anche se in modo inconsapevole Luca ora utilizza il suo corpo in modo nuovo e si diverte perché il suo corpo reagisce alle sollecitazioni riuscendo a stabilire un nuovo contatto fisico e umano attraverso il movimento e il gioco.

Come sta continuando questo percorso? E fino a quando pensi che potrà durare?

Credo che questo sia un lavoro che si possa portare avanti anche a vita, serve a lui che utilizza anche il corpo come un veicolo e a me che a ogni lezione cresco sempre di più. Ovvio che per lui la memorizzazione è lenta, ma anche la routine permette di scavare e andare in profondità e spero quindi che Luca non scappi mai dal suo corpo, che anzi lo accolga per utilizzarlo in maniera diversa. Per esempio poco tempo fa Luca mi portava i brani del Festival di Sanremo e su quelle canzoni montavamo una coreografia base e lì per lì se la ricordava: anche la danza quindi è un modo per attivare la sua memoria mentale.

La danza intesa come movimento e possibilità di contatto con il corpo altrui permette una conoscenza e una consapevolezza che è di estrema sensibilità. Il movimento lascia andare la mente in un altro universo e crea connessioni anche quando non ne siamo pienamente consapevoli e in questo modo un abbraccio, una carezza o un semplice passo di danza possono diventare i motori per una maggiore conoscenza sia del nostro corpo che di quello degli altri. 

Grazie alla potenza della danza nelle sale Ida si è aperta dunque una nuova relazione con chi è affetto da autismo e questo percorso ha dimostrato quanto sia importante che vengano aiutati e sostenuti progetti di questo tipo, rivolti in particolar modo a ragazzi e adulti perché poco presenti rispetto alle progettualità per i bambini e perché, come ci ha raccontato la mamma di Luca, Marina Montanari, sempre economicamente sostenuti dai familiari. 

Progetti come questi aiutano a vivere meglio chi è affetto da questa malattia, che sì isola le menti ma non i corpi che possono così aprirsi al mondo grazie alla conoscenza e alla fiducia incondizionata.

 

 

Guarda il video >

 

Foto di Federica Navarria

 

 

© Expression Dance Magazine - Giugno 2020

 

Raymond è nato in Nigeria ma vive in Italia da quando ha compiuto cinque anni. Oggi ha 23 anni e ci parliamo durante una giornata densa di numerosi impegni.

Come è iniziata la tua passione per l’hip hop?

Già da piccolo ascoltavo musica hip hop e mi piaceva quella danza e quella cultura, poi a 14 anni ho cominciato ad apprezzarne anche lo stile, l’abbigliamento e ho iniziato a frequentare una piccola scuola di danza in provincia di Roma, per poi continuare alla Bounce Factory Dance Studio di Roma.

Perché a un certo punto hai deciso di andare in America? 

Sono andato in America verso i 19 anni alla ricerca del vero hip hop e per creare legami e collaborazioni, ma senza essere per niente conscio di quello che volevo veramente: all’epoca non pensavo affatto che la danza sarebbe potuta diventare un lavoro… il mio lavoro. Sono rimasto in America per un paio di mesi dove ho studiato molto e, avendo vissuto questa esperienza in modo molto positivo, sono tornato diverse altre volte per approfondire nuovamente lo studio dell’hip hop americano, fondamentale per capire a fondo questo stile.

E nel tuo modo di danzare cosa c’è della cultura hip hop americana?

E’ stata una fortuna studiare in America con insegnanti come Ian Eastwood, Brian Puspos, Jun Quemado, Bam Martin, Anthony Lee, Vinh Nguyen e Shit Kings perché mi hanno aiutato a stare al passo con i tempi e mi hanno fatto pensare all’hip hop con vedute più larghe senza più limitarmi a quello che avevo imparato altrove. 

Passo dopo passo ho cominciato poi a prendere più fiducia in me stesso creando il mio personale stile, che poi altro non è che un’elaborazione personale di tutte le mie esperienze.

Che cosa stai progettando per il tuo futuro e cosa stai portando avanti nel tuo presente?

In diverse scuole di Roma ho progetti con crew composte da ragazzi tra i 15 e i 23 anni, che sto cercando di portare in giro tra l’Italia e l’Europa.

Oltre a creare le coreografie spesso danzo con loro, ma essenzialmente cerco di creare per i ragazzi che “ci vogliono provare” nuove occasioni.

E cosa consigli ai ragazzi che, come dici tu, “ci vogliono provare”?

Utilizzo queste occasioni di esibizione per dare tanti consigli ai ragazzi coinvolti, li sensibilizzo al creare e ad essere artisti attraverso il proprio corpo, le proprie mani, la propria personalità e credo che l’esperienza di stare insieme e avere maggiori spazi in cui condividere li possa ispirare maggiormente.

Secondo te quali sono le tendenze interessanti che stanno emergendo in Italia per quanto riguarda l’hip hop?

Purtroppo credo in Italia l’hip hop sia sempre un po’ di rimando dalle tendenze americane e che quindi qui, anche se assistiamo a nuove tendenze, credo che non ce ne siano destinate a rimanere nella storia. Sono piuttosto mode passeggere: mi sembra che tutto torni. 

Per questo ogni giorno sempre di più, cerco di seguire la mia strada. Ed è anche quello che cerco di consigliare ai ragazzi a cui insegno: essere sempre se stessi per dar vita ad uno stile unico che sia la somma delle proprie esperienze.

Salutiamoci con qualche consiglio che ti senti di dare ai ragazzi che frequentano lezioni di hip hop?

Aprire la mente, non fossilizzarsi su uno stile, condividere un pensiero proprio, aprirsi ad altri progetti, altre situazioni, non coltivare il proprio orticello nella propria scuola ma aprirsi ad ogni nuova frontiera.

 

 

 

© Expression Dance Magazine - Giugno 2020

Martedì, 30 Giugno 2020 12:52

Marta Molinari e la danza su Instagram

 

Abbiamo conosciuto Marta Molinari, danzatrice professionista di soli ventitre anni, durante la quindicesima edizione di Danza in Fiera dove la aspettavano una schiera di ragazze e ragazzi pronti in fila per scattare un selfie, chiederle un autografo e per ringraziarla delle parole che dispensa con grande sincerità e umanità nella loro vita quotidiana: Marta è infatti molto seguita sui social soprattutto per le riflessioni che accompagnano le sue foto e i suoi video. 

“Sono di Padova, ho avuto una famiglia che non credeva molto nella danza però sono riuscita a farmi notare da grandi maestri frequentando stage e vincendo borse di studio grazie alle quali sono andata anche al Royal Ballet. Dopo quella esperienza uscì un bando di concorso per il Corpo di ballo dell’Arena di Verona e ci ho provato… Da lì è iniziato un po’ tutto e sono riuscita a fare della danza il mio lavoro. In seguito sono stata notata dal Corpo di ballo del Teatro Nazionale di Maribor in Slovenia dove mi hanno chiamata per farne parte, attualmente lavoro invece con il Chrono Ballett Company di Verona”.

Marta ci tiene tantissimo a sottolineare che non è soltanto una danzatrice ma anche una studentessa che riesce ad avere buoni risultati pur se ammette che fatica di più di uno studente “normale”; ci racconta infatti che è stata una sfida con se stessa ma che ha sempre amato essere attiva a 360° e così con una motivazione davvero fortissima: “mi sono iscritta all’università e mi sono laureata in Lettere Moderne con una tesi sull’ Eneide e sul passaggio sulle Arpie e i Ciclopi. Ho intenzione di proseguire anche con la laurea magistrale e credo che se ci si impegni non si debba per forza scegliere tra l’arte e lo studio e che, se lo si vuole veramente, si può ottenere tutto”.

Da dove invece è arrivata la tua passione per i social?

 “É nata qualche anno fa. Mi piaceva postare delle foto e dei video ma sempre con correlate delle riflessioni, non mi piacevano quegli artisti che proponevano solo foto sterili di vita quotidiana: volevo far capire con riflessioni perché avessi postato un contributo piuttosto che un altro. Poi ho notato che questa nuova formula stava crescendo con il tempo e ho capito che quello che avevo da comunicare cominciava a piacere”.

Gestire un account Instagram di successo non è uno scherzo per Marta ed è diventato oramai un lavoro che le porta via 4/5 ore al giorno (un paio d’ore per produrre foto e un altro paio d’ore per rispondere ai contenuti, ai messaggi e alle mail dopo la pubblicazione dei post). 

“Ho la fortuna di avere vicino di casa uno zio fotografo non professionists. La foto che di solito voglio non arriva subito, dietro ad ogni scatto e ad ogni posa, c’è un messaggio specifico e, proprio perché seguita da tanti ragazzi, non voglio far passare messaggi o posture errate. Per la creazione delle foto mi piace molto scegliere l’outfit giusto seguendo la moda e cercando non il singolo movimento di danza ma quel gusto simmetrico che riporta alla bellezza dei canoni estetici tipici dell’arte classica: in generale mi piace poi far trapelare lieve ironia, eleganza, misura e posatezza”. 

Quando hai capito che il tuo messaggio stava finalmente passando così come te l’eri prefissato?

“Pian piano hanno cominciato ad arrivarmi diversi messaggi privati e da questi trapelavano che i miei “seguaci” leggevano finalmente anche quello che scrivevo. Grazie alla frequenza delle pubblicazioni oltre ai like ho cominciato a ricevere tantissimi commenti in calce alle foto e ai video. Poi mi hanno contattata aziende e si è innescato un meccanismo promozionale e di guadagno, e se la fatica viene ricompensata anche dal punto di vista economico… ben venga”. 

Marta ci racconta che i suoi principali followers sono principalmente ragazzi tra gli 11 e i 18 anni ma la seguono anche fan che arrivano fino ai 24 anni, donne più mature sui 30 anni che da piccole facevano danza e ragazze che seguono altre passioni o altre discipline (come ad esempio il karate).

E se qualcuno dei nostri lettori volesse seguire la tua strada sui social cosa ti sentiresti di consigliare?

 “Scegliere un determinato pubblico con un’età ben definita e capire se si intende rivolgersi a professionisti o ad amatori: non bisogna pretendere di abbracciare tutta la comunità. Consiglierei poi di lanciare sempre e comunque un messaggio di positività e di grande forza”. 

Oltre alla tua attività di danzatrice e di studentessa da qualche anno ti dedichi anche all’insegnamento, come vivi questa esperienza? 

“Prima ho insegnato agli adulti e poi ai ragazzi: mi piace svelare e trasmettere agli allievi qualche segreto del mestiere e poi questo lavoro mi ha aiutato a rendere di più anche sul palco perché lo affronti con una nuova consapevolezza. E quando trovi il tempo per dedicarti anche all’insegnamento? “Tengo i corsi in orari serali (tra le 18.30 e le 22) dopo essere stata in compagnia per l’allenamento e le prove”.

Ma tra prove, spazio dedicato ai social, insegnamento e studio trovi un po’ di tempo solo per te? 

“Quando sono occupata sono molto felice e non potrei chiedere di più, la calma e la tranquillità mi uccidono; infatti in questi tempi di stop forzato dovuti al Corona virus è davvero dura per me anche se l’ho presa con ironia costruendo sui social una cronistoria della mia quarantena. All’improvviso mi sono trovata con pochi lavori, mi alleno a casa da sola e sono molto rattristata, ma cerco di andare avanti”. La fa andare avanti il sostegno dei suoi fan che le confidano: “grazie di aver scritto perché oggi non ce la faccio”. Marta ci racconta come, specie in questo periodo, ci sia tanto bisogno di rubare un sorriso quotidiano essendo se stessi e con grande positività. Ogni giorno ringrazia la tecnologia con cui ha un rapporto di grande amore perché i suoi fan le danno sollievo e le tengono compagnia e le permette di proseguire i miei studi anche a distanza.

E per l’amore trovi il tempo necessario? 

“Ho poco tempo, però mi sono accorta che non fanno per me le relazioni con i colleghi universitari perché non conoscono e comprendono le dinamiche e le esigenze della mia vita così piena: chi sta con me deve comprendere la mia vita e per questo ho sempre avuto come compagni danzatori o musicisti che capiscono come l’arte sia una passione totalizzante.”.

 

 

 

© Expression Dance Magazine - Giugno 2020

 

L’estate è una stagione di grande diffusione degli spettacoli di danza che da sempre hanno animato piazze e arene con palchi che ricreassero la magia del teatro al chiuso, da diversi anni la tendenza è però quella di ospitare spettacoli di danza in location inusuali e direttamente su strade, piazze e, in particolare nell’ultimo decennio, anche a contatto diretto con il suolo naturale e spesso in versione itinerante, mutuando una pratica che era utilizzata esclusivamente nell’ambito dell’arte e della creatività contemporanea con interventi pensati e inseriti in un preciso luogo, ovvero site specific. Queste creazioni di danza si sono sviluppate in modo nuovo interagendo con l’ambiente circostante, riferendosi agli aspetti dell’identità del luogo dalla storia all’architettura, dalla struttura spaziale alla cultura e diventandone parte integrante. Oltre a questa connessione con il luogo con le performance site specific si crea una connessione diversa anche con lo spettatore che viene coinvolto in modo più diretto ed esclusivo aprendo maggiori opportunità di scambio, comunicazione e di espressione sia per i performer che per il pubblico.

 A differenza degli spettatori che solitamente seguono la danza a teatro lo spettatore di questo format non si trova infatti ad aspettare passivamente la successione delle scene nello stesso spazio ma può decidere da quale angolazione e da quale distanza assistere all’evento ed è in qualche modo responsabile dell’avvenimento e della stessa performance che viene creata come se fosse una scultura a tutto tondo sfruttando tutte le direzioni dello spazio e considerando più punti di vista, permettendo così allo spettatore una lettura attiva dello spettacolo di danza a cui sta assistendo. 

Per tutte queste caratteristiche e anche perché spesso programmata in luoghi molto frequentati e di passaggio e perché propone al pubblico una fruizione meno formale e meno “impegnativa” rispetto al teatro tradizionale la danza in versione site specific è diventata, anno dopo anno, sempre più diffusa, seguita e popolare anche da una fetta di pubblico che in altri periodi dell’anno non avrebbe solitamente assistito a spettacoli di danza. Per andare quindi in una direzione molto apprezzata dal pubblico è sempre più frequente la tendenza di riservare nel programma di festival estivi storici come il Festival di Sant’Arcangelo, Oriente Occidente e Opera Estate Festival anche specifiche sezioni site specific.

In linea generale tuttavia le proposte in location non usuali e in modalità site specific rappresentano principalmente una proposta culturale “alternativa” ai tradizionali festival di danza all’aperto con cartelloni di grande “richiamo” dando maggiore spazio a proposte di danza contemporanea, a giovani danzatori e coreografi italiani e a proposte estere con linguaggi particolarmente innovativi. 

Quali i festival italiani dove è possibile assistere a spettacoli site specific e da cui è possibile ricavare nuovi spunti coreografici? Quali le produzioni da segnalare che propongono spunti innovativi?

Tra i festival che si occupano solo di danza il capostipite del genere è il Festival internazionale di danza nei paesaggi urbani Danza urbana, diretto da Massimo Carosi, che si svolge ormai da ventitré anni a settembre a Bologna, nello stesso periodo a Ravenna si svolge l’altrettanto longevo Festival di danza urbana e d’autore Ammutinamenti diretto da Selina Bassini e Monica Francia con Francesca Serena Casadio e Giulia Melandri, nelle colline bolognesi il progetto internazionale di residenze e performance di danza contemporanea per spazi verdi Running up that hill. Esperimenti coreografici in collina diretto da Angelica Zanardi e giunto alla settima edizione.

Tra i festival multidisciplinari sono da segnalare il Festival internazionale di danza urbana e arti performative nei paesaggi urbani Città delle 100 scale che si svolge a Potenza da più di dieci anni e che per la sezione danza vede sempre la consulenza di Massimo Carosi, Attraversamenti Multipli festival crossdisciplinare dedicato esclusivamente a performance site specific che si svolge a settembre Roma, CloseUp Festival Internazionale di circo contemporaneo, danza e video diretto da Mara Serina che si svolge a Crema a settembre, Per Aspera Festival di interventi multidisciplinari contemporanei che si svolge da tredici anni a Bologna tra giugno e settembre creato dall’ Associazione alberTSTanley diretta da Ennio Ruffolo, il Faceoff - Festival di danza e musica alla settima che edizione che ospita a Matelica (Mc) performance di danza urbana curate da Roberto Lori co-direttore artistico della compagnia di danza Simona Bucci e La strada Festival nato nel 2008 e diretto da Luisa Cuttini ideato per animare il centro storico di Brescia con proposte internazionali di circo contemporaneo, musica, danza e teatro urbano.

Tra le produzioni site specific più interessanti della stagione in corso emerge il nuovo lavoro della compagnia Le supplici, diretta dal coreografo e danzatore Fabrizio Favale, che ha esplorato l’ultimo confine del site specific con il progetto de Le stagioni invisibili creato prima per la stagione estiva poi per tutte le stagioni dell’anno.

Fabrizio da dove è nata questa idea innovativa di coreografia ideata per contesti naturali, agricoli e industriali e da dove deriva il tuo interesse verso la cultura popolare arcaica?

Probabilmente dall’Italia stessa. Da questi paesaggi che hanno disegnato non a caso un certo tipo di storia, di scambi, di tradizioni, di usanze, di linguaggio, di pensiero. Anche dal senso del viaggio esplorativo visto che stiamo parlando di una penisola e del mare.

Due anni fa parlavo con Elena Di Gioia e Andrea La Bozzetta di un mio desiderio di realizzare un ciclo senza fine di performance coreografiche nei campi agricoli. Ed ecco che Elena ha immediatamente accolto l'idea, facendola diventare niente meno che una parte davvero consistente della sua programmazione Teatrale Agorà (che si svolge in tutta l'area della Reno-Galliera, nel bolognese). A Elena e al suo staff va tutta la mia gratitudine e la mia gioia di aver incontrato un direttore artistico così coraggioso. Devo aggiungere che questo progetto è realizzato con il contributo di Ater, Associazione Liberty, Fondazione Del Monte e con il premio di produzione PerChiCrea di Siae e Mibac.

Come scegli il luogo in cui ambienti le tue Stagioni?

Questo è un lavoro di squadra che facciamo con lo staff di Agorà. Normalmente ogni anno mi propongono e mi fanno visitare molti luoghi per ciascun episodio.
Io poi vado abbastanza a naso. Nella scelta tento di farmi però un disegno mentale che possa percorrere l’intero ciclo di quattro stagioni: come se dovessi realizzare una collana, seleziono luoghi in base alle differenze che presentano o alle affinità, le prospettive di realizzazione che offrono, in base a un senso del tempo e del suo scorrere, a cosa dovrà avvenire o è già avvenuto, in base alle temperature stagionali, alla meteorologia. Poi ci sono delle variabili per me irresistibili, come gli orizzonti - sia fisici che immaginari - che alcuni di questi luoghi aprono o suggeriscono, ci sono gli uomini che ci vivono o lavorano, ci sono i macchinari, gli alberi e gli animali.

Con l’episodio Estate dove hai debuttato e in che modo hai costruito questo capitolo?

L’episodio Estate 2019 del primo ciclo ha debuttato nell’Oasi di ripopolamento ecologico La Rizza a Bentivoglio (Bo), un’area meravigliosa, vasta e piatta, popolata soprattutto da uccelli acquatici e rare piante locali. L’Estate del secondo ciclo dovrebbe debuttare in luglio 2020 presso l’Impianto idrovoro di Bagnetto a Castello D’Argile (Bo), un impianto storico circondato da immensi spazi agricoli. Non so perché, ma è proprio questa stagione che dentro di me rappresenta ogni volta la chiusura di un ciclo e l’inizio di un altro… Ma non sono in grado di anticiparti di più, perché mi sono dato la regola di non pensare alle stagioni se non in quella subito imminente, che in questo caso è la Primavera.

Dal punto di vista coreografico quali azioni hai messo in campo e quanti i danzatori coinvolti?

Normalmente i danzatori sono nove. Gli episodi sono tutti diversi e sono anche eventi unici non ripetibili per cui di volta in volta il disegno coreografico si articola sulle caratteristiche del paesaggio stesso. Per me naturalmente è una sfida e anche un parco giochi, dove ogni volta mi lascio guidare in realizzazioni che altrove, in teatro ad esempio, non avrei mai intrapreso. Viceversa ne Le stagioni spesso realizzo coreografie che sarebbe impensabile riprodurre fuori dal contesto in cui sono nate. Voglio dire che spesso qui la coreografia e il luogo in cui si svolge s’intrecciano in un un’unica trama.

E che funzione ha il pubblico?

Lo spettacolo è itinerante e al pubblico viene fornita, in ciascun episodio, una mappa del luogo, con dei numeri e dei titoli delle scene che vedrà, come allo zoo o al giardino botanico. La peculiarità di questo progetto è che il pubblico condivide con i danzatori la stessa condizione atmosferica - gli spettacoli sono infatti confermati anche in caso di pioggia, temporali, vento, neve - e le stese caratteristiche del luogo, le eventuali avversità, le zanzare d’estate, il fango dell’autunno, i rovi, l’erba impraticabile, il perdersi improvvisamente. Ma è anche una scoperta quella che pubblico e danzatori fanno insieme. Spesso la vastità di questi spazi è talmente sconfinata e gli accadimenti e le presenze di uomini e animali sono talmente imprevedibili, che quelle del ciclo delle Stagioni non riesco neanche più a pensarle come performance, anzi sono in attesa di capire come chiamarle...

 

 

 

 

© Expression Dance Magazine - Giugno 2020

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Copertina Giuliano Peparini

 

 

 

 

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