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Giuliano Peparini: "Ogni giorno apro una nuova porta e guardo sempre più lontano"

Giuliano Peparini: "Ogni giorno apro una nuova porta e guardo sempre più lontano"

 

Attualmente impegnato nella preparazione della tournèe de Le quattro stagioni, spettacolo messo in scena dal corpo di ballo dell’Opera di Roma, e reduce dal successo di Love appena andato in scena al Teatro Greco di Taormina, parlo al telefono con Giuliano Peparini durante uno dei pochi momenti liberi che ha in questi giorni infuocati dal lavoro. Quello che non ti aspetti è sentire una voce che riporta nei confronti del suo mestiere ancora la “meraviglia” di un ragazzo alle prime armi.

Partito dalla periferia romana perché non è stato accettato dalla scuola di ballo della sua città entra all’American Ballet Theatre New York a soli 16 anni e da allora ha girato tutto il mondo come ballerino, coreografo e regista non staccandosi mai dal mondo del teatro e dello spettacolo. Sull’onda della sua esperienza personale cominciamo a parlare del rapporto speciale che ha Giuliano con i giovani.

Giuliano da dove viene questa tua forte attenzione nei confronti dei giovani e perché ci tieni così tanto a promuoverli e valorizzarli? 

Per me è fondamentale fare un transfert di passaggio e di esperienze, non mi sembra affatto giusto rimanere focalizzati su noi stessi, per me lavorare e preparare le persone più giovani è un bel modo di far conoscere le mie esperienze acquisite in tanti anni di studio e di lavoro. Secondo me i giovani oggi hanno molte più capacità e un livello tecnico molto più alto ma credo abbiano meno informazioni di base e un modo totalmente diverso di porsi. Tantissime cose importanti per me e per la mia generazione come il rigore, la disciplina e la gerarchia li hanno un po’ persi quindi quando incontri i ragazzi spesso diventa molto più complicato poter imporre il tuo metodo e le tue idee e per questo si arriva più facilmente allo scontro. 

Secondo te perché c’è stato questo cambiamento di rotta nei giovani di oggi?

Il problema è sempre lo stesso purtroppo: in Italia manca una regolamentazione unitaria riguardo al mestiere dell’insegnante di danza, il problema è che tutti quelli che danzano sembrano avere una capacità anche per l’insegnamento ma la realtà e che anche l’insegnamento va imparato, come ogni mestiere: se non so è perché non ho le basi e se non le si hanno bisogna studiare perché si opera su dei corpi che, seppur non si aprono con dei bisturi, hanno ugualmente una grande importanza. 

Cosa consigli quindi ad un giovane che vuole seguire la propria strada nel mondo della danza?

Ai giovani, ma soprattutto ai genitori, consiglio di verificare con chi studia il proprio figlio, consiglio di valutare gli studi e le esperienze perché a nessuno verrebbe in mente di lasciare i propri figli in mano a un chirurgo che non abbia studiato e non abbia acquisito le certificazioni necessarie; e poi consiglio di non pensare che un insegnante sia tale solo perchè sia “figo” sui social e perché è stato protagonista in qualche programma televisivo. Se un insegnante insegna male la disciplina può procurare disturbi fisici ai ragazzi proprio come un dottore che fa una diagnosi sbagliata dovuta all’inesperienza o al poco studio… e di ragazzi così ne ho visti davvero troppi durante la mia carriera.

La danza poi non è solo uno sport, un’attività fisica ma un’arte e altrimenti rimane altro, alla base ci deve essere l’etica, è importante e fondamentale. C’è un fatto di responsabilità: ogni insegnante spesso pensa a se stesso invece dovrebbe coltivare le individualità in modo che ognuno si senta importante nel gruppo. Per me è fondamentale lo spirito di gruppo, in ogni produzione, come l’ultima de Le quattro stagioni, danzare insieme per me vuol dire stare insieme non solo sul palco ma anche fuori in tournèe condividendo giornate di lavoro e di compagnia una volta usciti dal teatro.

Bisogna quindi studiare, studiare e studiare?

Non si smette mai di studiare, di comprendere, di informarsi. Anche a me è capitato diverse volte, come ad esempio quando mi hanno chiamato per tenere un workshop di teatro e, anche se avevo avuto diverse esperienze come attore e regista, in quel frangente ho sentito il forte bisogno di studiare e di capire da dove venissero le basi teoriche che avevo acquisito con l’esperienza. E’ importante costruire il proprio bagaglio di studi oltre che di esperienze perché non nasciamo sapendo tutto e per imparare bisogna studiare se no sarebbe troppo facile; è come se ci fossero architetti che non abbiano fatto gli studi appositi per costruire. Poi certo come in tutti i mestieri ci sono quelli che fanno le cose per bene e quelli che “si spacciano” per altro ma di una cosa sono convinto: il talento è certamente una dote innata ma va sempre coltivato con lo studio.

E per diventare un grande danzatore cosa è imprescindibile secondo te?

A mio avviso la cosa più importante è cercare e andare a conoscere il più possibile quello che c’è in giro, cercare un orizzonte più lontano, non rimanere nella propria zona di confort: provate a darvi dei compiti più difficili, cercate di avere idee più chiare possibili anche se irraggiungibili, bisogna avere chiare le idee su dove si vuole arrivare e appena hai aperto una porta meglio allontanarsene e cercare di aprirne subito un'altra. Anche io la mattina mi svegliavo con un obiettivo anche se avevo solo 12 anni e anche oggi che ho passato i 40 sono continuamente alla ricerca di un nuovo sogno… se sei un giovane che vuole fare la professione lascia gli “spettacolini” che pur ti danno tante soddisfazioni e guarda “oltre”.

Agli insegnanti chiedo invece se vedete un talento non sprecatelo, è un peccato tenerlo con voi, spronatelo ad andare più lontano, aiutatelo ad andare lontano, anche a me è capitato e non gli taglierei mai le ali, altrimenti possiamo bloccare ragazzi con carriere internazionali: bisogna mandarli fuori. Una volta fuori dall’Italia, posso dirlo con estremo orgoglio, si difendono anche meglio degli altri e non è un caso che all’estero molte etoile che si distinguono siano italiane: abbiamo la capacità di costruire tutto dal nulla, siamo un popolo di artisti e di artigiani e per noi il lavoro manuale e artigianale della danza e del teatro sono cose che appartengono alla nostra storia, alla nostra cultura e alla nostra tradizione. 

 

Riesci ad aiutare i giovani dopo averli conosciuti durante il programma televisivo in cui sei direttore artistico?

 

Da Amici sono usciti tanti ragazzi che stanno facendo carriere diverse. Per quanto mi riguarda se uno vale, le opportunità ci sono e gliele si danno, collaboro ad esempio con Alezio Gaudino, Javier Rojas, Andreas Muller perché ho capito che avevano ben chiaro il loro sogno. Se vedo ragazzi che hanno sogni grandi e si buttano a capofitto nello studio e nel lavoro, appena ho un progetto cerco di dargli una possibilità in teatro; spesso infatti i ballerini una volta spente le luci televisive hanno meno occasioni di emergere rispetto ai colleghi cantanti. Proprio per questo continuo con grande piacere a lavorare anche in televisione perché mi fa scoprire tanti ragazzi e lavorando con loro a ritmi serratissimi riesco a capire in poco tempo se possono fare della danza la loro professione; carpisco i loro ideali e capisco se hanno il carattere e la personalità adatta per poter andare oltre: io sento moltissimo se un giovane è solo spinto dal desiderio di farsi vedere e a me questo desiderio non colpisce affatto… voglio “investire” solo su giovani che vedono lontano.

Da cosa deriva la visione coreografica che proponi nei tuoi famosi quadri?

Ho una visione dello danza e dello spettacolo a tutto tondo, per me tutto è teatro. Non ho una percentuale sulla cose, per me nel teatro ogni azione artistica, le luci, la scenografia, le interpretazioni hanno lo stesso valore, per me lo spettacolo è un insieme di tutto; così come una bellezza di un quadro deriva da un mix di tanti elementi e il tutto crea quell’impatto d’ insieme che crea l’emozione che rende unico uno spettacolo piuttosto che un altro.

Nei tuoi quadri coreografici è molto apprezzato dai giovani che parli di tematiche sociali, come mai questa scelta?

Il teatro sin dalle sue origini ha avuto un’importanza politica molto grande e se uno ha la possibilità di creare su un tema per farlo emergere con una coreografia perché non farlo… l’importante è non farlo per strumentalizzarlo. I temi legati ai giovani fanno parte di un insegnamento di un artista, le emozioni le vivo diversamente se riesco a fare emozionare. Se mandiamo messaggi giusti poi anche i social sono un ottimo strumento per far conoscere tematiche sociali ma se i social diventano uno strumento di cattiveria e di rivolta diventano un canale decisamente inutile e fuori luogo.

Pensi che la tua partecipazione televisiva abbia fatto conoscere meglio e a più persone il mondo della danza?

Io credo che la televisione sia un mezzo di trasporto per andare più veloci, se però hai la visibilità ma non hai le chiavi giuste il tutto può diventare pericoloso. Tutto dipende dalla persona e dalla conoscenza che hai per poter aiutare: io sento una responsabilità grandissima perché rappresento tante altre persone e per questo sono cosciente di quello che dico e faccio. 

 

 

 

© Expression Dance Magazine - Ottobre 2020

 

Letto 136 volte Last modified on Mercoledì, 21 Ottobre 2020 11:28

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