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Martina Arduino e Nicola Del Freo, due talenti a confronto

Martina Arduino e Nicola Del Freo, due talenti a confronto

 

Da anni “Expression” dedica spazio ai migliori giovani ballerini dei principali corpi di ballo in Italia – che  malgrado le grandi difficoltà economiche riescono a rimanere a un livello di grande prestigio – riuscendo in molti casi a portar loro fortuna. A distanza di tempo, è molto bello infatti vedere quanto quel loro talento li abbia poi portati a spiccare il volo definitivamente. 

In questa intervista doppia a raccontarsi sono le due nuove stelle del Teatro Alla Scala di Milano: Martina Arduino, torinese classe 1996, e Nicola Del Freo, nato a Massa nel 1991. Mentre la prima ha una formazione interamente scaligera, il secondo ha studiato alla Hamburg Ballett Schule John Neumeier muovendo anche i primi passi nell’omonimo corpo di ballo. Ma sono accomunati dall’energia, dall’eleganza e dalla determinazione che dimostrano in scena.

Come nasce la tua passione per la danza ? 

Martina «Per caso, a tre anni, quando accompagnai mia sorella alla scuola di ballo per una lezione di prova. Non so dire che cosa mi affascinò di più di quel luogo, ma ricordo che lei scappò e io rimasi dentro». 

Nicola «Mia madre mi portò a vedere il Balletto di Toscana quando avevo 13 anni. Rimasi profondamente colpito da quello che i ballerini esprimevano con il corpo e chiesi di poter prendere lezioni».

Il momento in cui hai capito che con la danza potevi fare sul ‘serio’, ossia avere un futuro professionale? 

Martina «Credo che, inconsciamente, capii subito che la danza era la cosa che volevo. Ma la vera consapevolezza l'ho avuta crescendo e maturando all'interno dell'Accademia del Teatro alla Scala dove sono entrata all'età di 11 anni». 

Nicola «Quando ero studente della scuola di ballo ad Amburgo e ho dovuto sostituire un ballerino che si era fatto male durante una prova aperta del balletto “Nijinsky”. Ricordo ancora la fortissima emozione al momento degli applausi finali, volevo che non smettessero mai… Lì mi sono reso conto che avrei potuto intraprendere questa professione». 

Il maestro che non puoi dimenticare...

Martina «Vera Karpenko e Tatiana Nikonova che sono state fondamentali per la crescita e la formazione.  Ricordo ancora correzioni e consigli che cerco di mettere in pratica anche adesso. Da quando ho iniziato il mio percorso da professionista, ho avuto l'onore e la fortuna di avere come maestro, Massimo Murru, che non potrò mai dimenticare. Quando ho debuttato in grandi ruoli come Odette/Odile e Giulietta, è stato lui a prepararmi e a incoraggiarmi, trasmettendomi la sua  esperienza e insegnandomi come si entra in un personaggio.  Spero che mi accompagni ancora per gli anni a venire. 

Nicola «Sicuramente John Neumeier. La sua passione per il teatro mi ha sempre ispirato. Negli anni in cui sono stato sotto la sua direzione, ho potuto apprezzare appieno le sue opere. È quasi scontato aggiungere però che ci sono stati molti altri maestri per i quali nutro una stima davvero profonda».

La danza per te è...

Martina «Ciò che mi fa star bene, è la mia vita». 

Nicola «La manifestazione attraverso il corpo delle mie emozioni».

Il ruolo che più ti ha emozionato danzare e il ruolo che invece vorresti danzare un giorno?

Martina «Interpretare Odette/Odile è stato indimenticabile, a maggior ragione se si considera che è stato il primo grande ruolo che ho danzato al Teatro alla Scala. Ricordo ogni attimo di quel giorno. Guardando al futuro, vorrei ballare qualsiasi ruolo anche se il più grande desiderio rimane quello di danzare Giselle». 

Nicola «Ho adorato Mia Siegfried nel “Lago dei Cigni”. Mentre quello che a cui aspiro da sempre è Onegin, nell'omonimo balletto di Cranko».

Qual è il tuo stile? Come pensi di riuscire a catturare il pubblico? 

Martina «Molti mi ritengono una ballerina romantica, ma non credo di non avere uno stile in particolare. Anzi, mi piace lavorare sullo stile specifico di ogni balletto andando sempre alla ricerca della bellezza. Credo che una delle cose più belle del mio lavoro sia poter coinvolgere e rendere partecipe il pubblico nella storia che sto raccontando ed esprimere le emozioni che sto provando in quel momento. Anche quando un balletto è privo di trama, cerco di far arrivare fino all'ultima fila del loggione la passione e la gioia che provo mentre danzo». 

Nicola «Penso che il modo attraverso il quale cerco di catturare il pubblico sia la semplicità. Cerco di mostrarmi per quello che sono».

Manie e o piccole fissazioni prima di entrare in scena? 

Martina «Niente di particolare, solo tanta concentrazione».

Nicola «Penso semplicemente alle persone che mi vogliono bene e mi faccio il segno della croce. Poi controllo più volte che le scarpette siano allacciate bene».

Cosa ti ha dato la danza? Cosa invece ti ha tolto? 

Martina «La danza mi ha regalato quella che oggi sono. Mi ha dato il rigore, la disciplina e il rispetto per il mio lavoro e quello degli altri. Giorno dopo giorno la danza ha contribuito a smussare il lato introverso del mio carattere, facendomi aprire anche verso gli altri. Credo non mi abbia tolto nulla perché,  pur non avendo vissuto alcuni momenti ed esperienze tipici dell’età adolescenziale, non li considero  rinunce ma scelte».   

Nicola «Mi ha dato la possibilità di fare della mia passione un lavoro. Di viaggiare e anche di rapportarmi con persone provenienti da tutto il mondo. Il rovescio della medaglia è che, purtroppo, mi ha portato ad allontanarmi molto giovane dalla famiglia».

Se guardi avanti, ai prossimi cinque anni, ti immagini... 

Martina «Non riesco a vedermi fra cinque anni perché il futuro è talmente imprevedibile che preferisco  godermi ogni attimo del mio presente». 

Nicola «Spero che il mio futuro sia qui, al Teatro alla Scala».

Il ballerino/a che apprezzi di più? Quello con cui vorresti un giorno danzare in coppia? 

Martina «Fra le donne, ho un’adorazione per Mariangela Nunez. Avendo avuto l'occasione di conoscerla da vicino in sala prove, posso dire che lei per me incarni la dedizione al lavoro, l’umiltà e anche la simpatia. Tra gli uomini, il grande Roberto Bolle con cui vorrei far sempre coppia». 

Nicola «Fin da piccolo mi ha sempre affascinato Mikhail Baryshnikov. Nel lavoro quotidiano ho seguito l'esempio di Roberto Bolle. Ho sempre sognato di ballare con Polina Semionova avendola potuta ammirare nella mia esperienza berlinese». 

Tre doti fondamentali per i giovani che aspirano al professionismo nella danza?

Martina «Serietà, onestà e grande dedizione. Ed è molto importante affidarsi alla scuola giusta!». 

Nicola «Passione, costanza, determinazione».

Come si svolge la tua giornata tipo? 

Martina «Mi alzo alle sette e mezza di mattina perché dedico molto tempo alla prima colazione, fondamentale per iniziare e affrontare i miei allenamenti. Alle 8.45 esco di casa per raggiungere il teatro, dove mi preparo e riscaldo per la lezione che inizia alle 10. A seguire le prove fino alle 17.30 con una pausa di 40 minuti per mangiare qualcosa. In genere, poco prima dell’inizio degli spettacoli mi trattengo anche fino alle 18.30 per lavorare, fare stretching e almeno una volta alla settimana  un massaggio. Quando le giornate sono meno impegnative mi dedico a cene fra amici. Infine un buon riposo per recuperare per il giorno successivo». 

Nicola «La mia giornata è assorbita dalla danza, con le lezioni dalle 10 del mattino e le prove nel pomeriggio fino alle 17.30. Quando abbiamo gli spettacoli, invece, le prove si svolgono di mattina e finiscono alle 13.40, mentre dalle 18.45 si riprende con il riscaldamento che precede l’entrata in scena». 

Cosa c'è oltre alla danza, nella tua vita? 

Martina «La mia famiglia».

Nicola «La lettura, il cinema e lo sport, durante la stagione estiva quando trascorro una vita piuttosto ritirata. La mia famiglia e i viaggi durante i periodi di ferie».

Meglio la danza in Italia o in altri Paesi?

Martina «La danza in Italia sta affrontando dei problemi con la conseguente chiusura di corpi di ballo. Quindi sicuramente all’estero c’è più possibilità di lavoro. Ciò non significa, però, che la danza  sia migliore negli altri Paesi. Spero che le cose cambino, infatti ho voluto e voglio credere nel mio paese».

Nicola «Purtroppo la considerazione che si ha della danza in Italia è piuttosto bassa. Anche se considero il Teatro alla Scala uno dei migliori».

Il tuo sogno nel cassetto?

Martina «Come tutti i desideri,  se si rivelano, non si avverano! Lo tengo nascosto nel mio cassetto...».

Nicola «Avere la possibilità di esibirmi sul palcoscenico del Covent Garden a Londra».

Cosa ne pensate l’uno dell’altro? 

Martina «Nicola è stato il mio primo partner. Con lui ho affrontato il mio primo ruolo principale e spesso veniamo scelti per danzare insieme. Sicuramente è un grande lavoratore, oltre che un ballerino molto talentuoso al quale auguro una splendida carriera!». 

Nicola «Martina, oltre che nel “Lago dei cigni” è stata la mia partner già nel “Giardino degli amanti”. È una ballerina che stimo moltissimo e con la quale è veramente un piacere ballare».

 

© Expression Dance Magazine - Dicembre 2017

 

 

Letto 967 volte Last modified on Giovedì, 21 Dicembre 2017 12:51

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