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Dakota e Nadia, due corpi connessi dalla danza contro le ingiustizie sociali

Dakota e Nadia, due corpi connessi dalla danza contro le ingiustizie sociali

 

Li abbiamo conosciuti grazie all’ultima edizione di Tu si que vales dove hanno commosso giuria e pubblico, ma è già da diversi anni che gli svizzeri Dakota e Nadia, all’anagrafe Dakota Simano e Nadia Ladeiras, vanno in giro per il mondo con le loro particolarissime creazioni artistiche caratterizzate da quelle che potrei chiamare “coreografie drammaturgiche”.

Li incontriamo insieme in un meet on line perché ci tengono tantissimo a raccontare dal vivo la “loro” arte.

Dove vi siete conosciuti e com’è nato il vostro sodalizio artistico?

Dakota

Dopo essermi formato con Bruno Moreira, uno dei più riconosciuti e talentuosi coreografi Hip-Hop di tutta Svizzera, ho creato, insieme a Christian Wiedmer, la scuola WLS STUDIO. Proprio qui ho conosciuto Nadia che, sedicenne, ha iniziato a prendere lezioni nel mio studio prima con Simon Crettol e poi con me.

Nadia

Ho fatto danza classica sin da quando ero bambina poi, stanca della mancanza di libertà di questa disciplina, ho iniziato a orientarmi verso le danze urbane dove finalmente ho capito di aver trovato il mio posto nel mondo e proprio grazie all’hip hop ho conosciuto Dakota che è stato anche il mio maestro.

Il nostro sodalizio artistico è nato in modo del tutto naturale, conoscendoci un po’ alla volta. Scoprendo pian piano i tanti punti in comune si è creata questa complicità e si sono incontrate le nostre sensibilità artistiche. Siamo poi diventati una coppia artistica vera e propria quando abbiamo partecipato insieme nel 2017 al concorso World of Dance Switzerland grazie al quale siamo arrivati ad esibirci a Los Angeles. 

Siete arrivati in Italia grazie a un programma televisivo dopo aver calcato i palcoscenici di altri talent show? Come avete cominciato a partecipare a questo tipo di programmi e con quale idea?

Nadia

Ricordo che un giorno Dakota venne ad una delle nostre sessioni di formazione e mi chiese di partecipare ad America's got talent (n.r. la versione americana di Italia's got talent) dopo aver visto un annuncio su Facebook… abbiamo cominciato per caso. Ci piaceva l’idea di portare attraverso la nostra arte un messaggio sociale a quante più persone possibili. 

Vogliamo farci conoscere proprio per questo: far passare un messaggio che crediamo non sia esposto a sufficienza dai media. Ed è proprio con questo stesso intento che abbiamo proseguito nel partecipare ad altri programmi sia per la televisione francese che per la televisione italiana.

Mi ha colpito molto l’idea che voi, così giovani, vi occupiate con tale sensibilità di temi sociali così importanti. Che cosa vi ha spinto in questa direzione?

Nadia

Siamo partiti con l'idea della violenza domestica perché all'epoca avevamo un amico molto caro che stava attraversando questa situazione e la sua esperienza ci ha toccato molto. Dalla sua storia è venuta l’idea di far conoscere anche altre storie sociali, spesso sommerse, ad un pubblico sempre più ampio.

Dakota

Siamo entrambi persone sensibili che non sopportano l'ingiustizia, quindi quale modo migliore di esprimersi se non attraverso la nostra passione e il nostro mezzo di espressione, che è la danza?

Siamo giovani e siamo attenti alle problematiche che viviamo da vicino, anche la coreografia sui social e l’abuso dell’utilizzo degli smartphone è partita da una nostra riflessione sull’argomento… Partiamo sempre da storie e da temi che abbiamo conosciuto, come il tema dell’immigrazione e della discriminazione che ho vissuto proprio sulla mia pelle. Ad esempio, nella coreografia in cui si parla di immigrazione, abbiamo portato alla ribalta del pubblico la nostra storia (siamo entrambi figli di immigrati) cercando di ricordare agli spettatori che siamo essere umani prima ancora di migranti.

Come nasce il vostro modo di rappresentare questi temi? Partite da racconti, da momenti di improvvisazione o dalla ricerca di passi che poi condividete

Dakota

Spesso non cerchiamo un soggetto, è il soggetto che viene da noi. Dopo un dibattito sulla direzione che vogliamo prendere, prima di tutto cerchiamo cinque immagini che ci colpiscono sul tema e che rimarranno punti fermi nella drammaturgia, poi cominciamo a guardare dei documentari che parlano dei temi su cui vogliamo indagare. La coreografia è successiva ad una mappa mentale e a una scrittura creativa a cui teniamo sempre fede quando aggiungiamo i passi.

Passiamo molto tempo anche a trovare la musica che crediamo sia più adatta; a volte è capitato che ci colpisca una musica prima di trovare le immagini e in questo caso è proprio la musica a darci la direzione per il tema. Dopo che abbiamo in mano tutto questo, il resto viene da solo: lasciamo che i nostri corpi si connettano e si cerchino l'uno con l'altro in modo che ogni movimento sia chiaro e giusto.

Credo non sia facile creare insieme e dare spazio ad entrambi in maniera così naturale, quale è il vostro segreto?

Nadia

È abbastanza facile per noi creare insieme perché ci completiamo a vicenda. Siamo complementari, compatibili, ma siamo anche come l’acqua e il fuoco, quindi spesso arriviamo a discussioni ma alla fine si incastra tutto perfettamente: arriviamo sempre ad un’ idea condivisa e a un prodotto artistico che soddisfa entrambi. 

Guardando i vostri lavori mi sembra che proponiate una drammaturgia teatrale in cui il movimento è solo uno dei tanti elementi in scena…

Nadia

Sì, hai centrato veramente la nostra essenza. Per noi la danza è un movimento del corpo, un messaggio universale, uno dei tanti modi per andare in scena. Le nostre coreografie vogliono essere complete per creare nello spettatore un forte coinvolgimento emotivo.

A dire la verità, in effetti, non mi era chiarissimo che arrivaste dall’hip hop…

Dakota

Il mondo da cui proveniamo è quello, ed è quello lo stile che studiamo sempre, ma in scena proponiamo un tipo di movimento che possiamo chiamare narrativo… quello che per noi è importante non è lo stile che proponiamo ma come lo proponiamo… nessuna etichetta: solo movimento.

Sono molto interessanti anche le scenografie che scegliete per il loro forte impatto visivo. Le ideate voi e, se sì, in che modo?

Dakota

Si anche le scene fanno parte della nostra creazione artistica. Diamo sempre noi la direzione del set che vogliamo, sia che si tratti di un programma televisivo o di qualcos'altro, spesso è un lavoro di squadra tra noi e chi ci ospita. Quando dico noi, parlo del nostro team: con noi collaborano altri ragazzi (c’è chi si occupa di video, chi di fotografia) che ci aiutano a creare un prodotto artistico unico.

A Tu si que vales siete arrivati secondi con una toccante coreografia sulla violenza contro le donne, come mai avete deciso di portare proprio questa coreografia nella finale?

Nadia

Perché questo, come abbiamo già spiegato, per noi è uno dei temi che ci ha toccato più da vicino e per noi è estremamente importante farlo conoscere; inoltre pensavamo fosse un tema estremamente attuale proprio in questo momento in cui, a causa della situazione dovuta al Covid, la violenza è ancora più presente tra le pareti domestiche.

Ora a cosa state lavorando? E vi piacerebbe tornare in Italia?

Dakota 

Abbiamo un nuovo spettacolo, Judas, che parla della vita di una coppia dall’amore alla distruzione finale. E’ uno spettacolo di un’ora in cui si parla di diversi argomenti tra cui quelli che abbiamo già trattato e presentato anche in Italia.

Dopo la nostra tappa italiana ci è venuto forte il desiderio di ritornare nel vostro Paese con la nostra nuova creazione in teatri e/o festival, ma questa pandemia ha fermato tutti… e, che dire, speriamo nel futuro!

È stato molto piacevole conoscere questi due giovani danzatori, ma, prima di lasciarli, gli ho chiesto quale consiglio si sarebbero sentiti di dare ad un giovane che, come loro, avrebbe voluto fare della danza la propria professione e mi hanno risposto all’unisono mostrandosi ancora una volta nella loro complicità assoluta: “il nostro consiglio è prendere tutti i rischi che avete e di creare la vostra possibilità! È solo il nostro spirito che ci priva, tutto è possibile”.

 

 

 

© Expression Dance Magazine - Marzo 2021

 

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