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Raffaele Paganini: “I giovani meritano tutta la nostra attenzione”

Raffaele Paganini: “I giovani meritano tutta la nostra attenzione”

Abbiamo incontrato Raffaele Paganini a Danzainfiera circondato dall’affetto di ragazzi che lo “inseguivano” per una foto con il Maestro, e lui, come solo i grandi sanno fare, si è donato senza alcuna remora. 

Classe 1958, Raffaele Paganini a soli 19 anni è diventato Primo ballerino e poi Etoile della Compagnia di Balletto del Teatro di Roma e da allora ha iniziato un percorso artistico che lo ha portato a calcare i più prestigiosi palcoscenici in tutto il mondo.

Raffaele hai appena insegnato in una master class per giovani, come ti rapporti con loro?

Io mi sono da sempre dedicato ai giovani, anche grazie alla mia esperienza. Ho iniziato infatti abbastanza tardi, verso i quattordici anni, perché sono stato inserito in un corso di soli maschi, con età varie (ero insieme anche a bambini di sette anni) che era stato pensato per favorire l’entrata di più maschi nel Corpo di Ballo dell’Opera di Roma. Mio padre, ballerino, mi obbligò ad entrare con mio fratello ma io non volevo, il mio sogno era quello di diventare uno steward. Da quel corso, durato quattro anni, sono usciti poi grandi talenti come mio fratello Alfonso, Mauro Bigonzetti e Mauro Marozzi. 

La mia è stata un’esperienza che mi ha fatto esplorare dentro perché, iniziando gli studi di danza tardi, ho fatto molti sacrifici per raggiungere il livello dei miei compagni di scuola. L’insegnamento me lo sono portato dentro quindi come vocazione mentre, lo ammetto, non mi sento affatto un coreografo: mi sono sempre sentito un’insegnante e mi rivolgo ai giovani perché ho un’esperienza da condividere. 

E quando hai pensato che era giunto il momento di diventare “solo” insegnante? 

Credo che ogni periodo abbia il suo momento. Sui 36/38 anni ho sentito l’esigenza di smettere di fare il repertorio e ho voluto lasciare spazio ai giovani più adatti a ricoprire quei ruoli. Io non mi sentivo più a mio agio ma, ovviamente, questo era il mio punto di vista. Ho creato una mia compagnia e poi, quasi per caso, grazie a Saverio Marconi, ho iniziato a fare il musical. Per dedicarmi ai giovani ho poi aperto una mia scuola di danza e, in seguito, ho abbandonato la compagnia perché c’era troppa burocrazia per quello che mi riguarda. Oggi invece non ho più la mia scuola di danza e giro in tutto il mondo per insegnare.

E ora in quali contesti insegni?

Mi muovo spesso tra l’Italia e l’Estero e mi spinge proprio l’idea di darmi ai ragazzi e non ai professionisti perché mi sento più a mio agio con loro. Tengo tantissime masterclass proprio con questa idea di educare alla danza e non solo alla tecnica.

Per te formare un giovane ballerino cosa rappresenta quindi?

Significa formare nel mondo della danza a tutto tondo, per me è importante far conoscere anche la storia della danza e la tenuta del palcoscenico; la tecnica nella danza non è l’unica qualità per un ballerino che voglia fare della danza classica la propria vita.

Pensi che la danza classica sia il cardine della formazione, tu che hai interpretato dai balletti di repertorio ai musical?

Per me la danza è tutta. Credo solo che la danza classica sia tra le discipline più efficaci e sia un mezzo fondamentale per perfezionarsi.

Dei tuoi insegnamenti cosa vorresti che rimanesse ai tuoi giovani allievi?

Vorrei trasmettere molta fiducia perché sono sicuro che la danza possa risollevarsi e che si possa continuare con l’idea di creare bellezza e non con la sola idea di avere fama e successo. Io lo dico sempre: la popolarità non va sempre di pari passo con la bravura. A me, ad esempio, la popolarità è arrivata davvero per caso. Io e Oriella Doriella siamo stati chiamati da Valeria Ottolenghi con l’idea di un esperimento: portare la danza classica in televisione. L’esperimento andò fortunatamente bene ma non era affatto scontato che il tutto funzionasse.

Mi ha colpito la grande generosità che Raffaele Paganini riserva nei confronti dei giovani e quello che ci ha confidato poco prima di terminare l’intervista: “la danza dal vivo ha bisogno dei giovani e in questi due anni sono stati proprio i giovani a soffrirne di più e si meritano tutta la nostra attenzione”. 

Si ringrazia l’Accademia di musica e danza Giuditta Pasta di Como per la gentile collaborazione per l’intervista.

 

 

 

© Expression Dance Magazine - Giugno 2022

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