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A Danzautore Contemporaneo la danzatrice e coreografa Simona Bertozzi: “La coreografia è la scrittura di diverse immagini attraverso il corpo”

A Danzautore Contemporaneo la danzatrice e coreografa Simona Bertozzi: “La coreografia è la scrittura di diverse immagini attraverso il corpo”

 

Si conclude oggi a Ravenna, nella prestigiosa sede dell’International Dance Association, la quarta settimana del Percorso di DanzAutore Contemporaneo, realizzato grazie alla collaborazione tra IDA International Dance Association, Associazione Culturale Cantieri Danza, Iscom E.R e Compagnia Nervitesi progetti di teatro e danza. Insegnante di riferimento della settimana la danzatrice, performer e coreografa Simona Bertozzi.

Simona, quali sono gli argomenti principali su cui ti sei concentrata durante questa settimana?

“Il lavoro portato avanti nelle intense giornate di corso è stato di notevole complessità di elementi. In sala sono stati condivisi strumenti, pensieri e parole chiave volti ad accogliere la polifonia delle visioni dei diversi partecipanti in ottica di autorialità. Si sono così intrecciati momenti di pratica fisica e al dialogo, affinché i movimenti provati nello spazio trovassero un riscontro verbale in una sorta di glossario condiviso in grado di indirizzare il processo di ricerca della composizione coreografica. Contemporaneamente ho cercato di capire come questo studio potesse diventare ‘meccanismo di relazione’, ovvero che tipo di rapporto intrecciare fra i corpi o nella solitudine di un proprio dialogo individuale con lo spazio, individuando così diversi sistemi di micro-aggregazioni e molecole di composizione coreografica. Su questo abbiamo concentrato il lavoro, ovvero sull’attenzione allo spazio fra i corpi, come dimensione del magnetismo e della vicinanza con e senza contatto; tutto questo ci ha portato a interpretare la coreografia come il risultato del movimento strutturato su immagini e, dunque, sulla percezione della coreografia come scrittura di immagini attraverso il corpo”.

Cosa significa nel concreto “produrre immagini attraverso il corpo”?

“Non è facile da spiegare e nemmeno di univoca interpretazione. Per alcuni le immagini sono statiche perché si pensa alla fotografia, ma a ben vedere anche l’immagine fotografica ha un positivo e un negativo che dialogano tra loro anche se apparentemente è statica. Per altri l’immagine è qualcosa che vive di ritmi, tempi e sospensioni… un insieme di elementi assolutamente polifonici. Tutte tematiche molto vaste, che a parole sembrerebbero anche totalmente astratte ma che hanno ricaduta immediata nei corpi del danzatore. La somma di tutti gli argomenti affrontati e discussi ha poi trovato riscontro in micro-creazioni: dopo aver ricevuto gli strumenti, disseminato tante parole, percepito alcune suggestioni e avuto visioni, i partecipanti hanno steso una loro ‘scaletta di intenti’ volti a produrre una loro personale creazione, trovando così una loro autorialità”. 

Che insegnamento ti piacerebbe aver lasciato loro dopo questa settimana passata insieme?

“Per prima cosa mi piacerebbe che il mio lascito fosse qualcosa duttile e applicabile nella loro singola esperienza personale: ho cercato di fornire loro strumenti aperti, mobili e inclusivi da poter ‘indossare’, adattare, rielaborare o addirittura rifiutare in base a ogni singola esperienza e/o bisogno. La classe è stata molto recettiva; sono stati giorni davvero produttivi e mi sento soddisfatta dei risultati raggiunti”.

In generale, nel panorama attuale qual è il linguaggio coreografico che sta emergendo in Italia?

“Riporto testuale una riflessione che facevamo proprio in questi giorni con i ragazzi: la sensazione è che in Italia ci sia un indirizzo e un approfondimento della ricerca molto importante e, per certi aspetti, addirittura superiore ad altri posti. A volte l’esterofilia che tipicamente ci contraddistingue come italiani non è motivata; al contrario penso che ci sia un brulicare di pensieri, di tattiche e di invenzioni interessanti nella pratica. Il problema che affrontiamo nel nostro Paese è relativo al rapporto con le Istituzioni, in particolare relativo alla mancanza di una legge specifica che tuteli l’arte coreutica. In questo senso si renderebbe necessario rafforzare l’attenzione attorno alla Danza, in particolare a quella contemporanea. Tuttavia esistono diverse eccezioni virtuose: il fatto stesso che siamo qui oggi è anche grazie alla possibilità offerta dalla Regione Emilia-Romagna attraverso Iscom ER, oltre che per merito di IDA - International Dance Association, dell’Associazione Culturale Cantieri Danza e della Compagnia Nervitesi”.

 

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