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Redazione IDA

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Per i nostri uffici di Ravenna, ricerchiamo un/a Videomaker che dovrà realizzare contenuti video in studio di posa, registrazione e post produzione. Inoltre dovrà occuparsi di gestire gli ordini e l’approvvigionamento di una piattaforma di vendita on-line sia di contenuti video, sia di attrezzature. 

Le caratteristiche richieste sono: esperienza di 1/2 anni nella realizzazione di contenuti video, buona conoscenza delle tecniche fotografiche, ottime capacità organizzative, flessibilità e disponibilità ad apprendere. 

Si richiede inoltre la conoscenza di: sistemi operativi Windows e Mac, Microsoft Office, Gestionale File Maker Pro, CMS Joomla, Adobe Premiere Pro o Final Cut Pro, Dvd Studio Pro.

Richiesta disponibilità part-time o full-time fino a 35 ore settimanali.

I candidati devono inviare il proprio cv a fif@fif.it specificando nell’oggetto “Candidatura Videomaker".

 

 

 

 

 

 

 

Per i nostri uffici di Ravenna, ricerchiamo un/a Responsabile Ufficio Stampa con esperienza di almeno 2/3 anni nella mansione.

Il/la candidato/a dovrà occuparsi in autonomia di curare i rapporti con le testate giornalistiche e con gli uffici stampa delle maggiori fiere di settore, effettuare interviste e produrre articoli nei settori del fitness e della danza, coordinare e supervisionare i contenuti prodotti dai collaboratori per i progetti editoriali, produrre testi di presentazione per eventi nazionali.

Le caratteristiche richieste sono: ottima capacità di scrittura, laurea in scienze umanistiche oppure scienze motorie o titoli affini ai settori del fitness o della danza; capacità di lavorare sia in autonomia sia di coordinarsi con il team; ottima conoscenza dei principali programmi di scrittura e della lingua inglese; senso di responsabilità e spiccate capacità di problem solving.

Costituiscono titolo preferenziale: comprovata competenza o interesse per i settori del fitness e/o della danza, esperienza lavorativa nella promozione di eventi di portata nazionale, conoscenza anche basilare della SEO.

Richiesta disponibilità part-time con presenza in sede, preferibile collaborazione con Partita Iva. 

I candidati devono inviare il proprio cv a fif@fif.it specificando nell’oggetto “Candidatura Responsabile Ufficio Stampa"

 

 

 

 

 

 

 

 

Nelle ultime settimane il mondo della danza è in subbuglio per l’annuncio pubblicato dall’agenzia spagnola danza.es per un casting commissionato dalla UEFA, ovvero una delle più ricche istituzioni sportive mondiali.

La ricerca è mirata a trovare 200 figuranti tra ballerini, artisti e studenti di teatro, che dovrebbero esibirsi su base volontaria, quindi senza alcuna retribuzione nella celeberrima finale di Champions League, che si terrà a Madrid allo stadio Wanda Metropolitano sabato 1° giugno alle 21.

La scandalosa proposta non è sfuggita al sindacato spagnolo ConARTE (Confederación de Artistas Trabajadores del Espectáculo) che è insorto, denunciando la richiesta all’ispettorato del lavoro spagnolo.

In risposta, i rappresentanti della UEFA hanno spiegato che l’intenzione sarebbe stata quella di «preparare un programma di intrattenimento breve e sfaccettato prima della partita» per il quale sarebbero stati assunti anche artisti professionisti «che verranno pagati di conseguenza, così come interpreti volontari di comunità locali che svolgono i ruoli meno impegnativi e di supporto».

Anche questo tentativo di giustificazione non fa che mettere in luce come la danza, in confronto agli sport, sia vista come un’attività di secondo ordine, che qualunque appassionato che si accontenta di pochi spiccioli (o di una pacca sulla spalla) può svolgere. Eppure, come ben sappiamo, l’arte della danza si coltiva con duro allenamento e molti sacrifici fin dall’infanzia, ed è inaccettabile che una proposta di esibizione gratuita arrivi proprio dal massimo organismo calcistico europeo, che per peggiorare la situazione specifica che il vantaggio consiste semplicemente nell’opportunità «di essere parte della finale della UEFA Champions League: un’esperienza unica nella vita».

Diversi ballerini e coreografi, così come l'Union of Actors and Actresses, si sono opposti pubblicamente all'offerta, perché il rischio maggiore è quello di creare un pericoloso precedente: se nemmeno un’istituzione sportiva milionaria è disposta a retribuire il lavoro di artisti della danza, chi vorrà investire in futuro in questa forma di intrattenimento? La danza è già sufficientemente penalizzata a causa della scarsa considerazione che ottiene in tema di investimenti e politiche culturali. Dal mondo dello sport e della cultura ci si aspetta maggior sostegno anziché favorire questa disparità di trattamento.

 

Realizzato grazie alla collaborazione tra IDA International Dance Association, Associazione Culturale Cantieri Danza, Iscom E.R e Compagnia Nervitesi progetti di teatro e danza, il Percorso di Danzautore Contemporaneo è giunto alla sua quinta settimana di lezione.

Giorni intensi, durante i quali i ragazzi hanno avuto modo di confrontarsi con esperti docenti in merito a diverse tematiche da tenere in forte considerazione per chi voglia fare dell’autorialità una vera professione.

Partiamo dall’inizio. Lunedì è salita in cattedra Agnese Doria, del nucleo redazionale del gruppo di osservatori e critici delle arti sceniche Altre Velocità, per un approfondimento sugli aspetti più importanti per uno spettatore che assiste ad una performance, con una lezione dal titolo “Lo sguardo obliquo: angolature possibili per guardare la danza”. Talvolta cambiare punto di vista, “mettendosi seduti in platea”, può rappresentare un ottimo esercizio per un autore che voglia migliorare il proprio processo creativo. L’atteggiamento da porci da spettatori, il modo in cui il nostro essere autori va a modificare il personale giudizio sullo spettacolo e come valutare una situazione nel processo di creazione stessa dell’opera sono tutti aspetti importanti che, secondo Agnese, andrebbero sempre ben valutati. “Abbiamo ragionato - ha spiegato - sulla spettatorialità e su quali siano le eredità che questa esperienza può portare nel momento della creazione artistica, visto che loro saranno autori e cre-autori di danza. In Italia sono tutti scrittori e nessuno legge e sono tutti autori senza interrogarsi su cosa voglia dire essere auditore. Porre l’attenzione e la consapevolezza sul ruolo dello spettatore, che in realtà è un lavorone, ti mette in gioco da un sacco di punti di vista”, ha concluso Doria.

Da martedì a giovedì il testimone è passato nelle mani di Francesca Pennini, coreografa e danzatrice professionista di Collettivo Cinetico, per un approfondimento sul suo personale linguaggio coreografico. “La mia volontà era di condividere gli strumenti di lavoro creativi della Compagnia e quindi di coinvolgere i ragazzi all’interno delle pratiche tipiche sia nei processi di ricerca sia di creazione dei contenuti”, spiega Francesca.

“L’intenzione - continua - era trasferire alcuni strumenti che potessero essere per loro come dei ‘contenitori vuoti’ da riempire, adattabili alle diverse situazioni”. Francesca si riferisce a precisi  “dispositivi”, come per esempio un sistema di mobilità random in diversi momenti della quotidianità, oppure un meccanismo di creazione usato anche per i loro spettacoli, che funziona come un gioco da tavolo, chiamato Cinetico 4.4.

Nella didattica di Francesca non è previsto il mero insegnamento di uno specifico linguaggio autoriale proposto tal quale, quanto piuttosto la comunione di punti di vista e interrogativi rispetto alla visione di un momento specifico, del processo di creazione e dell’azione stessa. “Un'osservazione da diversi punti di vista in base ai differenti ruoli di coreografo, autore, performer, danzatore, spettatore e testimone, per capire come si possono mescolare e mettere in discussione all’interno dell’intero processo formativo”.

Una metodologia molto apprezzata anche dai ragazzi, che “hanno reagito molto bene, con grande curiosità e desiderio di comprendere, per non rimanere ancorati a un solo punto di vista”. Il corso ha rappresentato un’occasione di crescita anche per la stessa Francesca Pennini: “Dal confronto è emersa una diversità sinergica e costruttiva. Spesso gli interrogativi che mi venivano posti erano di una puntualità 'imprevista', su certi aspetti per me scontati, che hanno richiesto da parte mia un’analisi più approfondita, costringendomi a nuove scoperte”.

Nella giornata di oggi, spazio al tradizionale appuntamento del venerdì con l’Anatomia Esperienziale in Movimento con l’osteopata e fisioterapista nonché docente IDA Rita Valbonesi e al seminario di “Tecniche di drammaturgia” con Enrico Pitozzi, studioso di arti performative e professore dell’Università di Bologna.

Una giornata nella splendida cornice del Centro Studi La Torre, trentadue allievi provenienti da tutta Italia, di età compresa tra i 15 e i 40 anni, e due giovanissimi danzatori e coreografi con un importante trascorso nelle fila della compagnia londinese Wayne McGregor Company, James Pett e Travis Clausen-Knight: sono questi gli ingredienti per un seminario di successo targato IDA.

“Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto, abbiamo avuto la possibilità di lavorare molto intensamente in quanto il livello della classe era elevato e il talento di alcuni di loro era evidente”, hanno dichiarato i due danzatori.

La giornata di domenica 28 aprile si è composta di tre momenti in particolare: una prima ora e mezza dedicata a una lezione di danza contemporanea tenuta da Pett, una seconda parte in cui il gruppo di allievi ha studiato un assolo di Travis tratto dallo spettacolo “Informal between” (presentato per la prima volta a dicembre al Saddler’s Wells di Londra riscuotendo un ottimo successo della critica, ndr.) e il pomeriggio riservato alla composizione coreografica, interpretata dai due insegnanti come un momento di scambio, volto alla rielaborazione di proposte coreografiche integrandole con materiale creato dagli allievi stessi. “Per noi questi confronti hanno un valore importantissimo e sono fonte di ispirazione per la nostra arte. Contaminazione è una delle parola chiave che guidano il nostro percorso”.

In questo senso particolarmente interessante è stata la performance di sabato 27 aprile al Marina Summer Festival di Marina di Ravenna, dove Pett e Travis hanno danzato sul palco insieme ai Banana Boat, la cui proposta musicale spazia dal soul al reggae fino al calypso blues primitivo e spirituals religiosi. “Abbiamo presentato un restage del nostro materiale all’interno di una circostanza prettamente popolare adattandolo a suoni soul, raggae e blues. Per noi riuscire a integrarci in un contesto differente dal nostro è motivo di crescita e stimolo”, spiega Pett che aggiunge: “Ho trascorso dei giorni molto belli a Ravenna, ora siamo pronti a partire per Tokio, in Giappone, dove portiamo l’ultima nostra produzione, Elevation. A luglio tornerò in Italia come docente alla Campus Dance Summer School 2019 di IDA. Devo ammettere che non vedo l’ora!”, ha concluso.

 

Il 29 aprile si festeggia la Giornata Mondiale della Danza. Si tratta di una celebrazione istituita nel 1982, promossa dall’International Dance Council dell’UNESCO. Performance, balli e flash mob stanno prendendo vita in ogni parte del Globo sin da quando in Italia era ancora notte fonda: chiunque ami la danza, dai ballerini professionisti ai semplici appassionati, rende omaggio a modo suo a quest’immensa Arte.

Quest’anno anche la televisione ha deciso di festeggiare la Giornata Mondiale della Danza: partirà infatti questa sera alle 21.15 su Sky Arte (canali 120 e 400), in contemporanea in 5 diversi Paesi europei (Italia, Regno Unito, Irlanda, Germania e Austria), una serie di documentari, in totale 5 episodi, dal titolo “Dance - Perchè balliamo?”.

Il  ballerino e coreografo inglese di origine bengalese Akram Khan condurrà i telespettatori in un viaggio alla scoperta dei diversi ritmi e dei vari stili (dalla Butoh giapponese al tango argentino fino al Bharatanatyam indiano e alla street dance, in particolare al 'jookin', americana). L’obiettivo è cercare di comprendere la forza atavica che spinge l’essere umano a muoversi e ballare nelle diverse culture e a ogni latitudine.

In ogni episodio verranno presentate performance inedite, create appositamente per lo show, e verranno proposti contributi originali di alcuni tra i migliori coreografi a livello internazionale; tra questi l’inglese Wayne McGregor, l’americano Bill T. Jones, il keniano Fernando Anuang’a e l’indiana Aditi Mangaldas. Prevista anche la partecipazione di Lin Hwai Min di Taiwan, Christian Spuck del Balletto di Zurigo e dell’artista franco-senegalese Germaine Acogny. Tra i momenti più attesi infine il tributo della performer di fama mondiale Eva Yerbabuena e della Candoco Dance Company, la compagnia di danza inclusiva considerata tra le più rivoluzionarie al mondo per il particolare approccio alla danza che ne ridefinisce completamente i confini.

Un modo originale e divertente per celebrare questo giorno speciale per tutti noi che amiamo la Danza… Buona Giornata Mondiale della Danza a tutti!

 

 

Si conclude oggi a Ravenna, nella prestigiosa sede dell’International Dance Association, la quarta settimana del Percorso di DanzAutore Contemporaneo, realizzato grazie alla collaborazione tra IDA International Dance Association, Associazione Culturale Cantieri Danza, Iscom E.R e Compagnia Nervitesi progetti di teatro e danza. Insegnante di riferimento della settimana la danzatrice, performer e coreografa Simona Bertozzi.

Simona, quali sono gli argomenti principali su cui ti sei concentrata durante questa settimana?

“Il lavoro portato avanti nelle intense giornate di corso è stato di notevole complessità di elementi. In sala sono stati condivisi strumenti, pensieri e parole chiave volti ad accogliere la polifonia delle visioni dei diversi partecipanti in ottica di autorialità. Si sono così intrecciati momenti di pratica fisica e al dialogo, affinché i movimenti provati nello spazio trovassero un riscontro verbale in una sorta di glossario condiviso in grado di indirizzare il processo di ricerca della composizione coreografica. Contemporaneamente ho cercato di capire come questo studio potesse diventare ‘meccanismo di relazione’, ovvero che tipo di rapporto intrecciare fra i corpi o nella solitudine di un proprio dialogo individuale con lo spazio, individuando così diversi sistemi di micro-aggregazioni e molecole di composizione coreografica. Su questo abbiamo concentrato il lavoro, ovvero sull’attenzione allo spazio fra i corpi, come dimensione del magnetismo e della vicinanza con e senza contatto; tutto questo ci ha portato a interpretare la coreografia come il risultato del movimento strutturato su immagini e, dunque, sulla percezione della coreografia come scrittura di immagini attraverso il corpo”.

Cosa significa nel concreto “produrre immagini attraverso il corpo”?

“Non è facile da spiegare e nemmeno di univoca interpretazione. Per alcuni le immagini sono statiche perché si pensa alla fotografia, ma a ben vedere anche l’immagine fotografica ha un positivo e un negativo che dialogano tra loro anche se apparentemente è statica. Per altri l’immagine è qualcosa che vive di ritmi, tempi e sospensioni… un insieme di elementi assolutamente polifonici. Tutte tematiche molto vaste, che a parole sembrerebbero anche totalmente astratte ma che hanno ricaduta immediata nei corpi del danzatore. La somma di tutti gli argomenti affrontati e discussi ha poi trovato riscontro in micro-creazioni: dopo aver ricevuto gli strumenti, disseminato tante parole, percepito alcune suggestioni e avuto visioni, i partecipanti hanno steso una loro ‘scaletta di intenti’ volti a produrre una loro personale creazione, trovando così una loro autorialità”. 

Che insegnamento ti piacerebbe aver lasciato loro dopo questa settimana passata insieme?

“Per prima cosa mi piacerebbe che il mio lascito fosse qualcosa duttile e applicabile nella loro singola esperienza personale: ho cercato di fornire loro strumenti aperti, mobili e inclusivi da poter ‘indossare’, adattare, rielaborare o addirittura rifiutare in base a ogni singola esperienza e/o bisogno. La classe è stata molto recettiva; sono stati giorni davvero produttivi e mi sento soddisfatta dei risultati raggiunti”.

In generale, nel panorama attuale qual è il linguaggio coreografico che sta emergendo in Italia?

“Riporto testuale una riflessione che facevamo proprio in questi giorni con i ragazzi: la sensazione è che in Italia ci sia un indirizzo e un approfondimento della ricerca molto importante e, per certi aspetti, addirittura superiore ad altri posti. A volte l’esterofilia che tipicamente ci contraddistingue come italiani non è motivata; al contrario penso che ci sia un brulicare di pensieri, di tattiche e di invenzioni interessanti nella pratica. Il problema che affrontiamo nel nostro Paese è relativo al rapporto con le Istituzioni, in particolare relativo alla mancanza di una legge specifica che tuteli l’arte coreutica. In questo senso si renderebbe necessario rafforzare l’attenzione attorno alla Danza, in particolare a quella contemporanea. Tuttavia esistono diverse eccezioni virtuose: il fatto stesso che siamo qui oggi è anche grazie alla possibilità offerta dalla Regione Emilia-Romagna attraverso Iscom ER, oltre che per merito di IDA - International Dance Association, dell’Associazione Culturale Cantieri Danza e della Compagnia Nervitesi”.

 

 

Vuoi partecipare a OnDance 2019? Sono aperte le selezioni ai workshop dell'imperdibile appuntamento organizzato da Roberto Bolle

Torna a Milano l’evento pensato, voluto e organizzato da Roberto Bolle: OnDance – Accendiamo la danza. Dal 26 maggio al 2 giugno 2019 si riaccenderanno i riflettori della scena tersicoreutica mondiale sulla città scaligera per la seconda edizione di una manifestazione unica nel suo genere; in programma quattro spettacoli dal vivo ‘stile Roberto Bolle and Friends’, quattro Gala esclusivi e numerosi workshop gratuiti di danza classica e contemporanea. I workshop sono gratuiti e possono partecipare tutti coloro che supereranno la selezione il 28 aprile. Le iscrizioni per partecipare alla selezione sono aperte fino al 20 aprile, per danzatori di età compresa tra i 16 e i 23 anni.

Novità assoluta di quest’anno la due-giorni del 18 e 19 maggio a Napoli, per un weekend esclusivo di anticipazione e danza.

All’evento, i cui dettagli sono ancora in via di definizione, non mancheranno alcuni tra i personaggi più di spicco e affascinanti del panorama internazionale per un susseguirsi di spettacoli e danze in un mix speciale come solo Bolle riesce a fare.

Ai più talentuosi sarà data la possibilità di esibirsi nel grande final show di OnDance sullo stesso palco con il mitico Roberto Bolle.

L’anno scorso Aurora Mostacci, giudicata la migliore tra le allieve dei workshop, ha ricevuto una borsa di studio al Washington Ballet diretto da Julie Kent, celebre ballerina di fama mondiale  e coach della settimana di workshop della passata stagione di OnDance.

 

 

Domenica 28 aprile si svolgerà presso il Centro Studi La Torre il Seminario di Danza Contemporanea tenuto dai due famosi danzatori britannici, James Pett e Travis Clausen-Knight.

Entrambi reduci dalla recente esperienza come ballerini nella londinese Wayne McGregor Company, sono ad oggi alla ricerca di un nuovo linguaggio artistico, da sperimentare giorno dopo giorno e trasmettere attraverso produzioni auto-firmate e workshop in giro per il mondo.

“La Danza è una forma di espressione e desidero che al seminario IDA le persone sondino il modo di esprimersi personale. Vorrei condurle a vedere le cose in modo differente e magari cambiarle da dentro…”, ha spiegato Pett.

Il seminario si concentrerà su alcuni accenni di Tecnica Contemporanea, di Repertorio e Partnering, di esplorazione e composizione coreografica per poi concludersi con la condivisione del materiale composto.

La partecipazione al seminario è aperta a tutti gli allievi di danza dai 13 anni compiuti. Per tutti coloro che decideranno di iscriversi, sono previste quote agevolate se versate entro il 12 aprile prossimo.

Si è concluso lo scorso venerdì 22 marzo il terzo appuntamento con il Corso di DanzAutore Contemporaneo. Un percorso unico ed esclusivo, realizzato grazie alla collaborazione tra IDA International Dance Association, Associazione Culturale Cantieri Danza, Iscom E.R e Compagnia Nervitesi progetti di teatro e danza (vedi news precedenti ), che ha portato,  e porterà, i selezionatissimi studenti a confrontarsi con insegnanti seri e affermati. Questa volta il testimone è passato nelle mani di un professionista di fama mondiale: il direttore artistico, coreografo, danzatore, pedagogo e storico collaboratore della Compagnia belga Ultima Vez German Jauregui.  

German, qual è il tuo personale bilancio della settimana trascorsa?

“La settimana è andata bene; abbiamo avuto a disposizione molto tempo cosicché è stato possibile lavorare in maniera progressiva giorno dopo giorno. Abbiamo affrontato due tipi differenti di lavoro: il primo tecnico e individuale e, successivamente, a coppie e di contatto tra i performer, maggiormente concentrato sulle sensazioni e sulle affinità tra i partner. Ogni giorno il gruppo è stato diviso in due sottogruppi in modo da favorire un approccio più diretto con ciascuno degli allievi”.

Qual era l’obiettivo che ti eri posto come insegnante?

“L’idea era far scoprire ai danzatori, giorno dopo giorno, qualcosa di nuovo e profondo rispetto a loro stessi e al loro talento. Ognuno di loro ha un differente background  e questo percorso si è sviluppato in modo diverso proprio a seconda della familiarità che avevano con questo tipo di  approccio Contemporaneo. Per alcuni, specialmente per chi ha un passato di studi focalizzato su altri stili (quali il Moderno, il Jazz o il Classico), la difficoltà maggiore è stata ‘entrare in una nuova mentalità e in un metodo di lavoro’, ma una volta riusciti a farlo sono stati davvero entusiasti di scoprire un linguaggio alternativo e i risultati sono stati evidenti. Sono contento di aver visto questo tipo di evoluzione!”

Qual è l’insegnamento più importante che speri di aver lasciato loro?

“Nella Danza, in generale, credo che la cosa più importante sia la relazione tra corpo e movimento: qualsiasi gesto si faccia lo si deve prima sentire. Il movimento, infatti, è l’estensione di una sensazione fisica. In questo senso, dunque, non basta cercare di riprodurre meramente un passo per imitazione ma è necessario sentirlo dentro di sé; solo in questo modo si arriverà al giusto movimento”.

La settimana si è conclusa con la lezione di Giulia Melandri di Cantieri Danza per un approfondimento sulle diverse forme di finanziamento a disposizione delle Compagnie di Danza e con la letio di Franco Masotti, direttore artistico del RavennaFestival, sulla “Relazione tra musica e composizione coreografica”.   

 

 

 

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