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La favola di Andreas Muller

La favola di Andreas Muller

Per la prima volta un ballerino vince "Amici": è riuscito ad evolversi da puro ballerino di hip hop ad artista completo.

Chi l'ha seguita, sa che quella del Andreas Muller ad "Amici 16" è una storia senza precedenti. Ventuno anni, di origine per metà tedesca e per metà italiana, nato a Singen in Germania ma cresciuto a Fabriano (Ancona), dopo una bocciatura iniziale il ballerino ha fatto il suo ingresso nella scuola di talenti di Maria De Filippi nel 2016. Quando, dopo mesi di duro lavoro e sfide superate, il sogno di arrivare al serale era a un passo dal realizzarsi, Andreas ha dovuto abbandonare il talent a causa di un brutto infortunio al gomito. Ma alle delusioni è seguito il riscatto: il danzatore si è riguadagnato prima il banco e poi l'accesso alla fase serale. Fino al trofeo e all'annesso assegno da 150mila euro. Con oltre il 60 per cento delle preferenze del pubblico (circa 5 milioni di voti) ha infatti battuto il cantante Riki, diventando il primo ballerino a vincere il programma dopo un decennio di trionfatori canterini.

Andreas Muller, come sei riuscito a far vincere la danza?

«Non mi sono mai reputato 'il ballerino perfetto'. Se una persona in Italia immagina un ballerino, non credo che associ me a quella sagoma poiché non ne rispecchio i canoni da un punto di vista di linee e tecnica. A me piace esprimere quello che provo, mi 'piace' ballare per 'poter' ballare, per far sentire quello che sono. Ritengo che questo sia stato percepito da chi mi guardava da casa. Non amo lodarmi e mettere in evidenza i miei punti di forza, preferisco siano gli altri a farlo. Ma se devo motivare la mia vittoria, allora penso che il pubblico in me abbia visto qualcosa che andava al di là della tecnica: ha visto delle emozioni, una storia, qualcosa di vero e di umano».

Quando è entrata la danza nella tua vita?

«La prima volta che ho ballato avevo nove anni. Ho frequentato una scuola solo per un paio di mesi, facendo anche il saggio finale. Poi ho smesso per ricominciare a quindici anni. Quindi, anche se c'è stato un primo approccio da bambino, ho iniziato a studiare seriamente solo sei anni fa».

Durante il periodo di studio quali sono state le figure importanti per la tua crescita artistica?

«Ho cominciato a studiare in una scuola di Fabriano, in provincia di Ancona, con i maestri Daniela Cipollone, Peter Valentin, Mauro Bocchi e Anna Gasparini. Ho proseguito con stage in giro per l'Italia, per poi far parte per un paio d'anni della N. Ough Company, guidata dai ballerini di hip hop Filippo Ranaldi e Alessandro Steri. Mentre recentemente l'insegnante con cui mi sto maggiormente perfezionando è Veronica Peparini».

Quanto è stata importante per il tuo percorso la maestra Peparini?

«Tantissimo. Tutti hanno potuto vedere quello che è accaduto ad "Amici", il modo in cui lei combatteva per me e credeva in quello che facevo. È stata fondamentale sia a livello umano che professionale poiché ha arricchito il mio bagaglio facendomi aprire, per quanto riguarda la danza, a nuovi orizzonti».

Perché hai deciso di prender parte ad "Amici"?

«Quando ho iniziato a ballare sognavo l'America. Ma quando cresci in una piccola provincia e credi in quello che fai, tanto da volere che diventi il lavoro della tua vita, ti rendi conto che devi trovare dei trampolini di lancio. E secondo me "Amici" era un grandissimo trampolino, una possibilità pazzesca per mostrare quello che so fare e, al contempo, per studiare gratuitamente».

Il primo provino non è andato bene. Ne hai compreso i motivi?

«Sì. L'ho preso sottogamba, affrontandolo con molta superficialità. Mi ero presentato pensando fosse un'esperienza. Ed è stato giustissimo sia andata così perché se non si è convinti in prima persona, non si è in grado di convincere neanche gli altri».

Quando poi sei riuscito a entrare nella scuola il tuo percorso, lo scorso anno, si è interrotto a causa di un infortunio. Chi ti è stato vicino e quanto è stato difficile ricominciare?

«È stata durissima. Appena sono uscito dalla scuola ho alzato dei muri, non volevo sentire nessuno, allontanavo tutti. Nonostante ciò, ci sono state tante persone che mi sono state vicino: quelle con cui sono cresciuto e che ci sono sempre state, come i familiari, i miei amici e gli insegnanti, e quelle che ho conosciuto in questi anni e nel programma, a partire dalla stessa Veronica Peparini».

Non hai mai mollato. La tenacia è il tratto dominante del tuo carattere?

«Sì. Son sempre stato testardo e determinato».

Com'è stato lavorare con Giuliano Peparini?

«Un'esperienza bellissima. Giuliano è una delle risorse più importanti che abbiamo in Italia. È stato un ballerino riconosciutissimo e oggi è un coreografo eccezionale e uno straordinario direttore artistico. Poter lavorare vicino a una persona come lui, con alle spalle una simile esperienza, è un onore. Ti permette di scoprire un mondo nuovo, non puoi che lasciarti travolgere e prendere tutto quello che ti trasferisce coreograficamente e umanamente».

La coreografia, tra quelle interpretate, che ti ha più emozionato?

«Quella sulla donazione degli organi».

Hai dichiarato che la danza ti ha salvato, poiché hai trovato il modo di poter essere capito senza parlare…

«È così. Sono sempre stato un ragazzo molto sensibile, timido, spesso chiuso e al contempo chiacchierone quando trovo la persona che penso possa essere comprensiva e vicina a me. In realtà non mi sono mai espresso bene e ho trascorso anche periodi altalenanti durante la mia infanzia e la mia crescita. Quando ballavo, invece, mi sentivo diversamente. Non so spiegare il perché, forse non c'è un motivo, ma quando ballo, quando sono in scena o in sala prove, sto bene, riesco a staccare da tutto».

Maria De Filippi ti ha chiesto di tornare ad "Amici" da professionista. Ti ritroveremo nella prossima edizione del talent?

«È stata una bellissima offerta, a cui aspirano tantissimi ballerini. Ma per ora voglio concentrarmi sul lavoro di questi mesi, se si guarda troppo oltre non ci si dedica bene al presente. Darò la mia risposta tra settembre e ottobre e vorrei fosse una sorpresa».

Hai invece un consiglio per i prossimi ballerini della classe di "Amici"?

«Consiglio loro di non farsi mettere i piedi in testa da nessuno, di farsi rispettare, di non lasciarsi intimorire, di essere sicuri di quello che sono, senza farsi stravolgere da paure e paranoie. Io ho commesso questo errore, però se si è forti e si crede in quello che si fa qualsiasi attacco, critica o presa in giro ti fa rimanere indifferente. Inoltre, dico loro di essere originali, di portare la loro unicità».

Infine, quali sono i sogni nel cassetto di Andreas?

«Desidero vedere come si lavora negli Stati Uniti. Mi piacerebbe riuscire a non fermarmi mai, lavorare tanto, approfittare di questo momento per studiare e crescere sempre di più. In Italia, poi, ci sono molti teatri, spettacoli, qualche tour. Vorrei fare tutte queste cose e magari, poiché spesso danza e musica si uniscono, sogno di partecipare a un video di Marco Mengoni, uno dei miei artisti preferiti».

 

© Expression Dance Magazine - Agosto 2017

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